Reggio: non si siede la polemica sulle sedute della Marina bassa

di Ponzio Pilato

Come sono state trattate queste sedute? Che tipo di pittura avete utilizzato? È adatta agli spazi aperti? Queste le domande che un mese fa venivano rivolte da StrettoWeb a Elmar, una delle quattro “artiste che hanno lavorato alla grafica” delle sedute inaugurate quest’estate in pompa magna sulla Marina bassa, Lungomare di Reggio Calabria. Se ho capito bene dal vocale, le altre  sono Lalla Gangeri, Maria Luisa Maesano e Mumari.

sedute-rc-0Ricordate? Selfie d’ordinanza, scatti sorridenti abbracciando il sindaco Giuseppe Falcomatà. E fu subito polemica. Chi le bollava come “brutture assolute”, chi tralasciava giudizi estetici ed entrava nel merito tecnico. Come il giornalista dell’intervista che sono andato a riascoltare per essere certo di non fare errori. Voglio dire. Con i tempi che corrono.

Vi trascrivo, casomai non aveste voglia di guardarla/sentirla, la risposta di Elmar (al secolo Elisabetta Marcianò, santo Facebook): «Abbiamo trattato le sedute con tutte le precauzioni. I prodotti da usare in questi casi in ambienti esterni esposti al sole, al mare e al vento [il vento?]. Avendole esposte un po’ troppo presto il normale processo di infiltrazione delle vernici non c’è stato, non ci sono stati i tempi perché durante la notte ha piovuto ininterrottamente anche nei giorni successivi. Questo ha reso le sedute estremamente fragili. Poi alcuni hanno spostato le sedute e la parte inferiore si è rovinata e questo ha permesso che si sollevasse la vernice». Peccato che la loro realizzazione sia avvenuta in loco, come dimostrano foto sorridenti. E comunque.

Un mese dopo le sedute tornano alla ribalta. Ammesso che siano mai uscite di scena, ovviamente. E tornano su un gruppo molto attivo su Facebook, aperto due anni fa da L. e gestito insieme a D.  (punterò solo le iniziali, non ho ancora ben capito le regole sulla privacy ai tempi delle social esternazioni). 4.584 utenti iscritti, molte le discussioni aperte quotidianamente su Consiglio comunale Reggio Calabria:Alla Vs. cortese attenzione. Ieri alle 13:20 il post di A. Qualche foto di quelle che furono le sedute d’artista e un commento molto soft: “Non sarebbe il caso di dare una sistemata??? O levarle completamente… visto il penoso stato in cui versano??”. Come se avesse scritto “ed ora scatenate l’inferno”. Una miccia accesa di cui mi accorgo solo ora, a deflagrazione avvenuta. Nel social trend post terremoto, in cui agli avvisi che va tutto bene si mescolano le foto, le lacrime e le accuse (già: il popolo social è arrivato a sostenere che il governo avrebbe volutamente abbassato magnitudo della scossa per non pagare i danni), sono rimasto affascinato dal fioccare di commenti che vanno avanti da ormai 24 ore. Sulle sedute. Già, proprio così. Sulle chaise longue o che cosa volevano essere nella testa di chi le ha concepite, che sembrano aver offuscato persino i Bronzi di Riace, da quanto se ne parla e se ne continua a parlare. Sì, pure io. E allora?

E allora. C’è chi parla di atti di vandalismo. Chi di brutture inguardabili fin dal primo giorno. E chi (G.) ricorda che Michelangelo e Raffaello erano muratori, prima che artisti, “E si è artisti prima perché si conoscono i materiali e le tecniche dell’arte muratoria”. C’è chi continua a chiedere quanto siano costate e chi ribadisce la gratuità del lavoro. Ma (S.) Non perché una cosa è gratis deve essere per forza bella” e comunque (C.) Offrire un servizio gratuito, non significa che bisogna arrangiare un lavoro che si offre”.
E allora due. Violenza verbale, insulti e chi più ne ha avute più ne ha date. Unanime però il senso: a chi piacciono, a chi non piacciono, tutti chiedono una scelta immediata: o rimuovere i resti dell’esperimento pilota (come definito dalla Elmar), o renderle nuovamente fruibili. Risponde 
A. Piccata. “Ci vuole una bella faccia di bronzo a rivendicare il ripristino delle chaise-longue esposte in via Marina bassa e distrutte con pervicace cattiveria, dai soliti “riggitani” rozzi e ignoranti. Ripeto ancora una volta che le opere sono state eseguite gratuitamente e sotto il sole cocente di Agosto, da Artisti giovani ed entusiasti che le hanno offerte alla città. Ma questo, agli sciacalli non è piaciuto e le hanno vandalizzate. Abbiate almeno il pudore di tacere!”.

Io, che pudori non ne ho, e continuo a seguire il flusso-non-flusso social, mi ascolto le ultime battute dell’intervista di un mese fa. Il progetto continuerà? «Sì, assolutamente sì. Era un esperimento pilota per testare il bisogno di ritrovare spazi dei cittadini». Ha ragione lei. L’esperimento è riuscito, gli spazi (social) sono stati trovati e tanti altri se ne troveranno. Dovreste saperlo da almeno duemila anni: per il resto me ne lavo le mani.

E alla fine ognuno ha i terremoti che si merita.