La rimodulazione del Decreto Reggio punta al restyling ma non ha visione di sviluppo

da Francesco D'Amato

La rimodulazione del Decreto Reggio da parte dell’Amministrazione Falcomatà conferma l’assenza di qualsiasi visione d’insieme per lo sviluppo della città. Si punta sul restyling di piazze e quartieri, su rifacimento di strade, su riqualificazione di rioni, scuole, scalinate e muraglioni, sul completamento di un campo di calcio e la creazione di parchi ludici e per lo sport. Se da un lato si prova ad arrestare il degrado, dall’altro, a nessuno sforzo si compie per l’evoluzione della città, per investimenti nell’economia turistica di Reggio.

La bocciatura del Regium Waterfront di Zaha Hadid, del Museo del mare e dei servizi annessi, del parcheggio sotterraneo di Piazza del Popolo (necessaria premessa  per una mobilità sostenibile ormai perseguita da tutte le grandi città metropolitane), sono esempi emblematici della deriva intrapresa da Falcomatà. Si potrebbe, allo stesso modo della rimodulazione del Decreto Reggio, scandagliare il Patto per Reggio, controfirmato da Renzi, il risultato sarebbe comunque simile: elenchi di opere non sorrette da una visione lungimirante di sviluppo territoriale.
Per non incorrere in errori il Sindaco percorre la strada più  breve forse più facile, ma che sicuramente non conduce al traguardo atteso dalla città intera (a quella svolta enunciata in campagna elettorale e non praticata nelle scelte amministrative dell’ultimo biennio e attuali). Vi è negazione delle prospettive di rilancio volute dal legislatore con il finanziamento del Decreto Reggio e con altri Piani, Patti e Fondi destinati alla città, vale a dire agire non solo con opere ma soprattutto con investimenti. Il futuro di Reggio dovrebbe passare dal bino­mio cultura/turismo, ­attorno al quale cost­ruire progetti di svi­luppo dell’intero ter­ritorio metropolitano­. Non vi è traccia di tale approccio nell’Amministrazione Falcomatà, non si pensa all’evoluzione di un territorio costiero e collinare (da Pellaro  a Catona passando per le zone interne pre-aspromontane con i suoi bellissimi borghi da far rinascere), non si leggono i contesti di riferimento (dai fondamentali del sistema economico e sociale, ai riferimenti identitari, storici e culturali), non si colgono le tendenze in atto, non si costruiscono percorsi capaci di valorizzare le potenzialità e le risorse esistenti, non si fanno emergere prospettive di sviluppo condivise con la più ampia partecipazione popolare e civica nelle scelte.

Quest’Amministrazione dimostra di non saper pensare l’evoluzione, di non saper pianificare lo sviluppo della città e dei suoi territori, di non saper fornire una visione complessiva e lungimirante. Piuttosto emerge l’incapacità di proiettare la dimensione locale nello scenario nazionale ed internazionale (il Mediterraneo), l’incapacità a coltivare un approccio d’efficienza nell’allocazione della spesa pubblica locale che limiti gli sprechi e le ridondanze e identifichi con chiarezza le priorità. Dimostrando di non sapersi muovere secondo logiche di integrazione nell’ambito strategico della programmazione delle risorse (dal Patto al Decreto per Reggio), l’Amministrazione Falcomatà conferma dopo due anni il fallimento di una gestione politico-amministrativa unito alla delusione di chi ha riconosciuto e sprecato, in questa classe dirigente, il proprio consenso, condividendo speranze e sogni purtroppo già traditi.