Padrini e padroni: la crepa che spacca l’Italia da un secolo e mezzo

di Paola Bottero

«La ‘ndrangheta non è un modo di essere, ma di fare». Antonio Nicaso sintetizza così il senso di Padrini e Padroni, l’undicesimo libro scritto con Nicola Gratteri già diventato, in meno di venti giorni dall’uscita, il più venduto nelle classifiche nazionali di saggistica. Ieri è terminato il tour serrato di presentazioni in giro per l’Italia. E sono terminate anche le vacanze del Procuratore di Catanzaro, che ha “tranquillizzato” le centinaia di persone accorse all’ex convento dei Minimi per ascoltare la coppia navigata di scrittori: «C’è chi dice che invece di fare il mio lavoro vado in giro a presentare libri. Tranquilli: lavoro più ancora di un tempo. E ogni volta che incontro ragazzi nelle scuole o cittadini alle presentazioni di libri lo faccio prendendomi ferie. C’è chi se ne va a pescare o nelle isole tropicali, io ho scelto di spendere le mie vacanze andando in giro a parlare di ‘ndrangheta».

Nicaso e Gratteri hanno scelto Roccella Jonica tra i tanti Comuni che si sono offerti per presentare il libro per una serie molteplice di ragioni. Ma due sono venute fuori ieri sera: il cuore e la testa. Il cuore di Antonio, che a Roccella ha trascorso infanzia e adolescenza ed ha ancora tanti, tantissimi amici, tra cui Francesco Scali, l’assessore che ha organizzato nei dettagli una serata riuscitissima in una sala stracolma. E la testa, perché «non si può andare in ogni Comune con leggerezza. Abbiamo scelto Roccella apposta, perché è specchiata».

Dopo i saluti del sindaco Giuseppe Certomà siamo entrati nel vivo di un libro che ritengo il migliore, senza ombra di dubbio. E non sono la sola: Gratteri ieri sera ha confessato che nello stesso senso si sono espressi tutti i giornalisti che in questi giorni hanno moderato gli incontri. Lo aveva definito “l’anello mancante” della ricca bibliografia a quattro mani. Ma è molto di più: è il filo che tiene insieme gli altri anelli ed è il fermaglio di chiusura che tiene insieme e chiude tra loro tutti gli altri. Il libro offre una visione globale e completa del fenomeno della ‘ndrangheta, ricostruita storicamente dal 1869 ad oggi in tutti i suoi passaggi, dagli accoltellatori di allora agli invisibili (“che tanto invisibili non sono”) di oggi, passando per la picciotteria, il lisciandrino, focalizzandosi sulla Santa e sulla conversione da potere che si offre a potere che viene cercato. Anzi, di più: comprato. E va oltre. Passo dopo passo, corruzione dopo corruzione, evoluzione dopo evoluzione. Lo fa senza sconti, declinando perfettamente ricerca, intuizioni giornalistiche (ad esempio, già nel ’79 Clemente Granata scriveva su La Stampa una riflessione molto lucida e attuale, chiosando: “la mafia calabrese non è ancora essa stessa potere politico, ma è prossima a diventarlo”), intercettazioni, fatti. E unisce i puntini. Dà un nome alle cose e alle persone, in una fluidità di esposizione che permette davvero a chiunque di comprendere la pervasività di un qualcosa che fa parte della storia del nostro Paese. Chiunque, anche chi non ha mai avuto contatti con la ‘ndrangheta – almeno consapevolmente,  perché, come scritto da Giuliano Foschini e dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti nel libro “il contrario della paura”, “chiunque tra noi in questi anni abbia viaggiato su una strada della Lombardia, magari una di quelle tirate a lucido in vista dell’Esposizione internazionale, ha viaggiato con la ‘ndrangheta” –.

Non ho trovato la storia della Calabria, in Padrini e padroni. Ho trovato la nostra storia. Quella di un’Italia sempre pronta a vendersi al più forte. Chiara. Inequivocabile. Con alcune domande che sono rimaste sospese, perché ieri il pur tanto tempo a nostra disposizione non è stato sufficiente a colmare tutti gli interrogativi nati da questa full immersion nella nostra storia. Ma certo è che, dopo l’analisi sulla brandizzazione della paura – che oggi permette di agire anche senza dover ricorrere alla violenza: per assoggettarsi basta sapere quali sono le conseguenze –, dopo la presa d’atto che la ‘ndrangheta “più che cultura è economia”, anche se va combattuta su entrambi i piani, una domanda da deformazione professionale mi viene. Ricordano Nicaso e Gratteri un passaggio di Antonio Margariti nel romanzo America! America! (sempre del 1979): “in quei tempi e in quello paese non sempre prevaleva la raggione, quello che prevaleva di più era la forza bestiale, cioè il bastone. L’uomo più evoluto era quello più capace di dare bastonati”. Mi hanno fatto venire in mente gli stakeholder di oggi, letteralmente i “portatori di pali, di bastoni”, in mkt e in economia (dal ’63, anno in cui fu coniato il termine), i portatori di interesse, il gruppo di soggetti influenti per qualsiasi iniziativa economica. In Usa si riuniscono spesso in lobby, diventano il fulcro delle relazioni pubbliche. E il cerchio si chiude.

Come fa il libro, chiudendo un cerchio che inizia dove finisce. O finisce dove inizia: cambiano i fattori, ma non il prodotto. Scrivono Gratteri e Nicaso: “Niente riesce a scalfirci”. E si domandano: “Fino a quando si continuerà a fingere di non vedere?”. A loro il grande merito di aver aperto la crepa, di aver rivelato gli intrecci, declinandoli con un unico linguaggio, quello della corruzione. A noi, ora, il compito di scegliere da quale parte stare. Perché da oggi non possiamo più chiamarci fuori facendo finta di non sapere.