Un anno di OpenCalabria: ancora regna la cultura della dipendenza

da Francesco Aiello *
E’ un anno che abbiamo avviato l’avventura di creare uno spazio di divulgazione economica focalizzando l’attenzione sui problemi di una regione, la Calabria, che è, per chi la vive e per chi la osserva da economista, un laboratorio di idee a cielo aperto. Purtroppo si tratta di un laboratorio del mancato sviluppo, delle occasioni perse, delle potenzialità non espresse, delle miopie delle classi dirigenti nazionali e, soprattutto, locali, e dell’assenza di leader autorevoli e lungimiranti. La Calabria è un luogo dove regna ancora la cultura sia della dipendenza dai regimi di aiuto pubblico sia della ricerca di sintesi politico-clientelari. Diffusa è anche la rassegnazione e l’istinto alla ricerca di soluzioni puntuali e individuali. Esiste molto altro, ma queste quattro dimensioni (dipendenza, relazioni politico-clientelari, rassegnazione e individualismo) frenano il cambiamento, bloccano le contaminazioni, impediscono che la modernizzazione si avvii e diventi sistemica. Rendono la Calabria una “scatola chiusa”.

In questo anno, abbiamo approfondito molti temi dell’economia calabrese, tentando di non limitarci alla mera analisi positiva dei fenomeni, ma ragionando anche sulle implicazioni di politica economica che ne discendono. Scrivendo cose aspre, ruvide, dure, ma vere.  Abbiamo aperto qualche angolo della scatola. Rimane la consapevolezza che c’è ancora moltissimo lavoro da fare per creare le pre-condizioni dello sviluppo. Ecco la sintesi.

L’intensa attività di divulgazione.

E’ stato un anno caratterizzato da un’intensa attività di divulgazione. Oltre alla pubblicazione di circa 80 saggi di economia, la divulgazione è stata realizzata in tanti altri modi. Si può fare riferimento, per esempio, alla partecipazione su invito a convegni e dibattiti organizzati da scuole, enti locali, associazioni di categoria e sindacali. Regolare è stata anche la pubblicazione di note e commenti sulla stampa, così come frequente è stata la partecipazione a trasmissioni di approfondimento su emittenti televisive regionali. Considerevole è stata anche l’attività di posizionamento in rete del portale e delle relative pagine attive sui social network. Si tratta di un articolato e complesso sistema di comunicazione che è stato avviato per due ragioni. Da un lato, sapevamo di dover agire con una forza d’urto elevata, poiché fare divulgazione economica in Calabria tramite un portale tematico era una novità di metodo e di contenuti. Dall’altro lato, la realizzazione del piano di comunicazione ha consentito di avviare subito un circolo virtuoso di diffusione della conoscenza, minimizzando i rischi di fallimento legati alla dirompente innovatività del progetto.

Gli effetti del circolo virtuoso.

La crescente partecipazione al dibattito regionale su vari temi è il primo esito di questo processo che si può sintetizzare nel seguente modo. Pubblichi un articolo, chi ti segue più direttamente ti legge e, se ne condivide i contenuti, li diffonde (per esempio sui social). Spesso qualche giornalista o blogger lo riprende, riproponendolo in modi, tempi e luoghi diversi. Sei chiamato a farne una sintesi altrove. L’esito è che il messaggio del tuo iniziale articolo si diffonde tramite diversi canali di comunicazione e, nella sostanza delle cose, giunge ad un numero consistente di lettori, che rappresentano il punto di ripartenza del successivo contributo. Questo processo virtuoso si rafforza nel tempo attraverso l’interazione col territorio e le istituzioni locali e con il coinvolgimento di un numero crescente di autori, ognuno dei quali contribuisce alla diffusione del progetto coinvolgendo anche la propria rete di relazioni sociali. In questa direzione, un ruolo importante è stato svolto dal Premio OpenCalabria destinato a giovani ricercatori, poiché ha consentito di far conoscere il progetto su scala nazionale.
Sebbene i temi trattati appaiano essere di nicchia o addirittura noiosi, la diffusione è elevata e si auto-riproduce. Il meccanismo funziona quanto più il portale è alimentato da interventi di qualità e di interesse generale: sta aumentando mese dopo mese il numero di lettori, ma si sta anche consolidando il processo di identificazione e di appartenenza al progetto OpenCalabria, che ha l’ambizione di diventare il riferimento della diffusione della cultura economica in regione. La sfida è di mantenere alta la reputazione nel fare divulgazione indipendente e di buona qualità, rafforzando il posizionamento finora acquisito nel dibattito sullo sviluppo economico della regione.

La buona divulgazione.

Il nostro mestiere è di capire e studiare le tendenze socio-economiche in atto su scala locale, nazionale e globale. Lo sforzo aggiuntivo è di raccontare quelle che riguardano la Calabria facendo leva su due elementi chiave della buona divulgazione. Da un lato, servono rigore analitico ed evidenze empiriche. Dall’altro lato, il linguaggio della diffusione deve essere semplice, diretto, accessibile ai più. Non è immediato usare forme espressive semplificate per descrivere fenomeni molto complessi. La Redazione svolge anche la funzione di verifica dei prerequisiti di robustezza analitica e di chiarezza espositiva. In sintesi, puntiamo a fare divulgazione riassumendo il tutto in interventi facilmente fruibili. Un ulteriore elemento di forte caratterizzazione è che molti contributi di OpenCalabria dedicano spazio e attenzione alle implicazioni di politica economica suggerite dall’analisi, mentre, spesso si leggono studi, o interi rapporti, specificamente finalizzati alla mera descrizione dei fenomeni. Cosa utile, ma non esaustiva della missione della divulgazione. Peraltro, aver creato un think tank indipendente fidelizza e rassicura il lettore sul fatto che le deduzioni di politica economica non sono legate a portatori di interessi.

Le reazioni dell’opinione pubblica.

Per alcune delle cose già dette, si può capire che l’impatto della comunicazione è stato importante. Alle reazioni quantitativamente significative, si affiancano numerosi apprezzamenti e valutazioni qualitative.
Non è vero che la Calabria dorme. L’anno OpenCalabria appena trascorso testimonia come – a fronte di opportuni incentivi, sane motivazioni e chiari obiettivi – le persone dimostrino interesse, coinvolgimento, partecipazione e sostegno. Né è esempio il risultato ottenuto nella raccolta fondi a supporto delle attività di OpenCalabria, in cui, in poco meno di 2 mesi, abbiamo ricevuto 58 spontanee donazioni per un contributo totale di circa ottomila euro (il bilancio è in rete). Si può anche dire che ricevere riscontri personali sulle cose fatte rappresenta l’indicatore più significativo che ti consente di affermare che il quotidiano lavoro sta iniziando a dare i suoi frutti. Questi sono alcuni degli esempi dell’impatto sociale di OpenCalabria: “ho stampato e portato in ufficio 15 copie dell’articolo sui servizi pubblici”; “mi sembra che abbiate chiarito molto bene che non ha senso parlare di un nuovo corso di laurea di Medicina in Calabria”; “avete fatto bene a chiarire che molta spesa pubblica non è finalizzata alla crescita della regione”; “ho capito per la prima volta nella mia vita che cosa sono gli sgravi fiscali automatici”; “oggi, a scuola, ho spiegato la struttura dell’economia Calabrese prendendo spunto dai vostri articoli”.
In qualche misura, colmiamo un vuoto informativo esistente in regione, intercettando il consenso del diffuso fabbisogno conoscitivo in materia economica. E tentiamo di rispondere a questa domanda con studi di qualità e, soprattutto, indipendenti.

La reazione degli amministratori della cosa pubblica.

E’ un versante difficile da valutare. Nel pieno rispetto dei ruoli, crediamo che si faccia benissimo a raccontare una Calabria diversa da come la viviamo quotidianamente e da come ci viene narrata dal policy making regionale, che include non solo i responsabili della politica locale, ma anche, per fare qualche esempio, la tecno-burocrazia e i parlamentari calabresi. Argomentare con rigore che oggi manca una visione d’insieme della Calabria che vorremmo da qui a 10-15 anni è una verità che scotta e a cui si reagisce spesse volte col silenzio. Cullandosi – la politica e la tecno-burocrazia – che la non reazione riduca il rischio del permanente sottosviluppo cui saremo destinati in assenza di radicali shock strutturali.
E’ un tema scottante e, quindi, qualche esempio aiuta a capire di cosa si sta parlando. In molti articoli abbiamo sostenuto che un congruo numero di  azioni di politica economica sono anticicliche, legate a vecchie logiche di assistenzialismo clientelare, frastagliate, improduttive e, in quanto tali non idonee a generare sviluppo. Se il policy making racconta il contrario, è naturale che ci siano motivi di scontro dialettico. Se si argomenta che molta documentazione, per esempio, di matrice regionale, è incomprensibile ai più, e qualche volta con colossali sviste editoriali, è fisiologico pensare che non riceverai la simpatia da parte dell’estensore materiale di quei rapporti. Se sostieni con argomentazioni serie che non ha senso puntare su molti Poli di Innovazione, è legittimo comprendere alcune repliche. Se spieghi con moderazione che la strategia della specializzazione intelligente necessita, per funzionare, di una ben definita Governance delle politiche per l’innovazione, è ovvio che in molti ti si scaglino contro per difendere l’indifendibile (in Calabria, la Governance di questo settore è allo stato embrionale). Se motivi che una puntuale variazione annuale del PIL regionale intorno all’1% non può essere considerata un segnale della ripresa, è fisiologico che alimenti divergenze con chi sostiene che quel tasso di variazione annua sia l’esito esclusivo delle proprie politiche regionali. Se spieghi che l’accelerazione della crescita può verificarsi solo se ci si specializza in settori a domanda globale, è legittimo ricevere delle note polemiche da parte di chi eroga sostegni pubblici in modo indifferenziato a tutte le imprese. Se fai notare che il monitoraggio serve solo a verificare la linearità e la velocità delle procedure delle spese legate alla programmazione comunitaria 2014-2020, è scontato essere in polemica con chi è restio ad avviare un serio piano di valutazione delle politiche pubbliche sin dalla pubblicazione dei singoli bandi.

Il silenzio della classe dirigente.

La classe dirigente tace, ma è un silenzio atteso. Abbiamo ricevuto repliche esplicite e scritte in 6 casi, ma si trattava di puntualizzazioni sulle cose fatte, senza mai entrare nella sostanza dei contenuti e delle proposte riportate nei contributi di OpenCalabria. Il dibattito e il confronto serrato si evitano perché rappresentano due minacce per la dissipazione delle rendite di posizione acquisite in anni di attività nei circuiti decisionali. E’ normale che chi ha operato per anni in un modo, spesso senza soffermarsi sulla ragionevolezza e sulle implicazioni delle proprie scelte, oggi non ama confrontarsi con chi mette in discussione le basi su cui si fonda l’attuale processo di (de)crescita regionale. La nostra impressione, tuttavia, è che anche su questo versante stiamo incidendo positivamente, nel senso che stiamo forzando il dibattito ad utilizzare i metodi di lavoro e il linguaggio tipico degli economisti. In tal modo, stiamo facendo rientrare ciascuna discussione all’interno del perimetro dell’analisi economica. Cosa non banale, dato che tutti parlano di sviluppo economico senza aver studiato, diciamo, 50 testi di economia. Parlarne soltanto non è cosa cattiva. Il pericolo è che molti anelli del policy making disconoscono l’ABC della scienza economica.

Il tesoro di questa esperienza.

Crediamo che l’idea centrale del progetto OpenCalabria stia funzionando bene e non intendiamo, quindi, snaturarla. Abbiamo più volte spiegato che la Calabria è assimilabile ad “una scatola chiusa” e nel 2016 ne abbiamo forzano l’apertura, evidenziandone alcune opportunità economiche non colte e quelle da cogliere. Vogliamo trovare una sintesi delle cose fatte finora, organizzando, nella primavera del 2017, un incontro pubblico di presentazione dei risultati delle nostre ricerche. Capitalizzando, inoltre, l’esperienza del 2016, continueremo a proporre specifiche analisi e studi su vari aspetti dell’economia regionale, riaffermando che OpenCalabria è uno spazio inclusivo in cui possono scrivere tutti e su tutto (nel rispetto delle due regole d’oro della buona divulgazione economica testé discusse). Senza limitare la libertà di studio e riflessione dei vari autori, vorremmo, però, introdurre un’innovazione di metodo, sollecitando dei focus su ben definiti temi con articoli da pubblicare in un ristretto lasso temporale. Oltre a tutta l’ordinaria attività di divulgazione, stiamo pensando, quindi, di avviare il “Mese dell’Agricoltura”, “Il  Mese del Turismo”, “Il Mese delle Politiche Pubbliche”, “Il Mese della Sanità”, “Il Mese dell’Innovazione”, “Il Mese della Scuola e dell’Università”, e così via. Stiamo anche elaborando l’idea di intensificare la nostra partecipazione in attività di approfondimento nelle scuole, poiché crediamo fortemente che sia opportuno far entrare subito nei banchi scolastici la cultura economica in senso stretto, soffermandosi sulla struttura e le dinamiche della regione.  Vogliamo, in estrema sintesi, accelerare l’apertura di quella scatola che per molti decenni è stata chiusa.

* Prof. ordinario di Politica Economica Unical