Gli affari della cosca Piromalli a Milano e negli Usa: 33 fermi

L’hanno chiamato “Provvidenza”, l’operazione con cui i Ros di Reggio Calabria hanno messo sotto scacco la cosca Piromalli, considerata dagli investigatori una delle più potenti della ‘ndrangheta. 33 i provvedimenti di fermo emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria e che i carabinieri hanno eseguito dalle prime luci dell’alba. Le accuse sono quelle di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio, tentato omicidio e altri reati aggravati dalle finalità mafiose. Al centro delle indagini del Ros le attività criminali di una cosca egemone sulla parte tirrenica della provincia di Reggio Calabria, con diramazioni in Lombardia e negli Stati Uniti, dove l’Fbi sta ora svolgendo “approfondimenti investigativi”.

Gli arrestati:

  • Carmine Alvaro
  • Francesco Arcuri
  • Carmelo Bagalà
  • Vincenzo Bagalà
  • Giuseppe Barbaro
  • Domenico Barbaro
  • Francesco Cordì
  • Michele D’agostino
  • Rocco Dato
  • Paolo Vincenzo D’Elia
  • Amedeo Fumo
  • Pietro Gallo
  • Giuseppe Gangemi
  • Pasquale Guerrisi
  • Maria Martino
  • Teodoro Mazzaferro
  • Girolamo Mazzaferro
  • Teodoro Mazzaferro
  • Alessandro Pronesti
  • Antonio Piromalli
  • Grazia Piromalli
  • Nicola Rucireta
  • Rocco Saccà
  • Annunziata Sciacca
  • Francesco Sciacca
  • Loredana Sciacca
  • Carmela Sciacca
  • Giovanni Scibilia
  • Giovanni Sergio
  • Domenico Stanganelli
  • Francesco Trunfio

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Sequestrati beni per 40 milioni

Beni per un valore complessivo di 40 milioni di euro sono stati sequestrati nel corso dell’operazione antimafia del Ros contro la cosca Piromalli.

Da Gioia Tauro a Milano

La cosca aveva posto i suoi tentacoli principalmente nel tessuto economico della piana di Gioia Tauro e grazie all’operazione è stata documentata la capacità dei Piromalli di esercitare un “radicale controllo sugli apparati imprenditoriali, nei settori immobiliare e agroalimentare, con riferimento anche al mercato ortofrutticolo di Milano”. In particolare, è stata evidenziata “la peculiare struttura organizzativa della cosca, imperniata su una base operativa nella piana di Gioia Tauro e una emanazione economico-imprenditoriale attiva a Milano”. È stato documentato il controllo delle attività del traffico di droga all’interno dello scalo portuale e la penetrazione della cosca nel tessuto economico ed imprenditoriale, con particolare riferimento al settore agroalimentare: accertate l’infiltrazione nel mercato ortofrutticolo di Milano e l’esistenza di una rete di distribuzione di prodotti oleari negli Stati Uniti, facente capo ad un imprenditore italoamericano organico alla stessa cosca.

Le risorse di provenienza illecita venivano poi reimpiegate in società di abbigliamento, collegate a noti marchi francesi, e in imprese attive nell’edilizia e nella gestione di strutture alberghiere. Le indagini hanno infine messo in luce la partecipazione della cosca Piromalli nel progetto di realizzazione di un centro commerciale a Gioia Tauro, all’altezza dello svincolo autostradale della Salerno-Reggio Calabria.

Gli affari del clan Piromalli a Milano e negli Usa 

Il potente clan Piromalli gestiva attività di import-export con gli Usa, grazie alla presenza di referenti in alcune città americane, ma aveva una presenza stabile anche a Milano e nel Nord Italia, grazie alla presenza di uno dei rampolli della famiglia capace di proiettare gli affari della cosca nel “business” del commercio. È un esempio classico di ‘ndrangheta imprenditrice quello messo in luce dall’operazione del Ros dei Carabinieri.

Il clan gestisce cocaina, ma anche filoni d’affari apparentemente legali, come la commercializzazione di prodotti alimentari. L’indagine ha preso le mosse dagli esiti delle operazioni “Cent’anni di storia”, “Maestro”, “Mediterraneo” e “Mammasantissima”, ed ha ricostruito le diramazioni dell’organizzazione, imperniata su una base operativa nella Piana di Gioia Tauro, dove i Piromalli spadroneggiano da sempre, e su un’emanazione economico-imprenditoriale attiva a Milano, controllate dal principale esponente della cosca, Antonio Piromalli, 45 anni, (figlio di uno degli esponenti storici della famiglia, Giuseppe Piromalli 72 anni, da molti anni residente nel capoluogo lombardo).

Le indagini, anche con il contributo dell’agenzia delle dogane, hanno, inoltre, messo in luce le infiltrazioni dell’organizzazione criminale in alcuni settori agroalimentari documentando anche i rapporti internazionali utili ai fini dei traffici commerciali. Antonio Piromalli, attraverso la società “P.P. Foods srl,”, specializzata nell’operazioni di import-export di prodotti olivicoli ed ortofrutticoli, riusciva ad esercitare un controllo rilevante sulla produzione calabrese in questi settori.

Nel comparto oleario, è emerso l’interesse della cosca nell’attività di intermediazione nella vendita dei prodotti di alcune società calabresi, arrivando a controllare di fatto una buona parte della filiera produttiva e commerciale, stabilendo a monte i prezzi di vendita dell’olio, i quantitativi da esportare e le somme da incassare in base al prodotto venduto.

È stata inoltre individuata la rete di instradamento degli ingenti quantitativi di questi prodotti negli Usa, in relazione alla quale gli accertamenti dell’agenzia delle dogane hanno fatto emergere l’esistenza di condotte illecite in ambito commerciale, fiscale e doganale, con presupposti evidenti di riciclaggio di denaro.

Grazie alla cooperazione con l’Fbi, è stata compiutamente delineata la struttura organizzativa estera incaricata della distribuzione, facente capo a Rosario Vizzari, imprenditore residente nel New Jersey, organico alla cosca a cui faceva capo una holding, costituita da società di stoccaggio e distribuzione merci, una delle quali con una sede operativa in provincia di Milano .Avvalendosi di una rete di contatti tra Boston, Chicago e New York, Vizzari era in grado di curare l’introduzione di ingenti quantità di prodotti provenienti dalla lavorazione dell’olio di oliva da inserire nel circuito della grande distribuzione collegata alcuni ipermercati americani.

Le autorità statunitensi hanno avviato al riguardo una serie di approfondimenti volti ad individuare le operazioni di riciclaggio di denaro di provenienza illecita e riscontrare i delitti di frode in commercio e contraffazione alimentare.

Un altro settore coltivato da Antonio Piromalli, tramite di società di riferimento P&p Boods srl, è risultata essere l’esportazione di prodotti ortofrutticoli verso i mercati del nord Italia, attraverso le aziende “Ortopiazzola srl” e la Polignanese s.r.l., sequestrate oggi, inserite nel mercato ortofrutticolo milanese, a cui assicurava, per il tramite del consorzio Copam di Varapodio, la fornitura dei prodotti, garantendo, con e tecniche di intimidazione, prezzi di acquisto concorrenziali e il buon esito delle operazioni commerciali.

Sul fronte patrimoniale, le indagini hanno accertato inoltre il reimpiego dei proventi illeciti in società di servizio operanti in Calabria e Basilicata, riconducibili a Francesco Cordì e Nicola Rucireta, documentando come la struttura criminale fosse riuscita ad inserirsi nella gestione dei servizi di pulizia e catering di alcune strutture turistiche riconducibili ad importanti società di settore.

Nel campo immobiliare sono stati individuati i prestanome del patrimonio occulto della cosca ed e’ stata verificata la disponibilita’ in capo all’imprenditore Alessandro Pronesti’ DI numerose societa’ di abbigliamento, collegate ai marchi francesi “Jennyfer” e “Celio”, Con punti vendita in alcuni centri commerciali delle province di Milano e Udine.

Da tale segmento investigativo, è emersa infine la partecipazione del vertice dell’organizzazione al progetto di realizzazione di un importante centro commerciale all’altezza dello svincolo gioiese dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, dove i lavori edili nel loro complesso sarebbero stati affidati a ditte locali.

Le basi operative del clan in Calabria

Le basi operative dell’organizzazione in Calabria sono state individuate a Gioia Tauro negli uffici della società edile di Pasquale Guerrisi, uomo di fiducia di Antonio Piromalli, e nel casolare di campagna di Girolamo e Teodoro Mazzaferro, cugini di Giuseppe Piromalli in cui è stata documentata la costante presenza di esponenti apicali della ‘ndrangheta reggina.

Girolamo Mazzaferro e Pasquale Guerrisi, secondo carabinieri e Dda, costituivano l’interfaccia calabrese di Antonio Piromalli, perr conto del quale, in aderenza alle direttive che provenivano dal capoluogo lombardo, curavano il complesso degli affari illeciti della cosca, garantendone la leadership sull’intero mandamento tirrenico reggino. I collegamenti con la propaggine milanese erano assicurati da Francesco Cordì e Francesco Sciacca, cognati del Piromalli, anche attraverso un sistema di comunicazioni basato sui cd che Guerrisi aveva il compito di ricevere e instradare ai destinatari finali.

A Girolamo Mazzaferro, esponente storico della cosca, era stato affidato il compito di dirimere i contrasti sorti tra gli affiliati alla cosca e costituire un punto di riferimento per risolvere controversie o problematiche anche in ambito non prettamente criminale.

Mazzaferro gestiva col fratello Teodoro le operazioni immobiliari e di compravendita di terreni, in molti casi estorti con il ricorso all’intimidazione mafiosa o come contropartita per i prestiti erogati a tasso usurario e prendeva decisioni per la conduzione delle attività illecite della cosca, con particolare riferimento al traffico di stupefacenti, pianificando agguati o azioni intimidatorie nei confronti delle compagini criminali che andavano ad interferire sul controllo delle banchine e dei piazzali dello scalo portuale.

Scontro Piromalli-Molè: sventato un omicidio 

Il clan Piromalli non ammetteva intromissioni nei suoi affari e pianificava l’eliminazione fisica dei concorrenti. Così il clan aveva deciso l’eliminazione di un rivale che si riteneva responsabile dell’agguato subito da due affiliati, ma l’intervento delle forze dell’ordine ha impedito che il delitto fosse compiuto. L’episodio è negli atti dell’operazione “Provvidenza” del Ros dei Carabinieri, che stamane ha portato all’arresto di 33 persone.

Il compito di organizzare le azioni punitive era affidato a Girolamo Mazzaferro, esponente storico della cosca. Era lui a decidere, secondo i magistrati della Dda reggina, gli agguati o azioni intimidatorie nei confronti delle compagini criminali che osavano interferire sul controllo delle banchine e dei piazzali dello scalo portuale di Gioia Tauro, punto nevralgico degli ingenti traffici di cocaina che la ‘ndrangheta gestisce con i cartelli colombiani della droga.

Le indagini avrebbero evidenziato lo scontro tra i Piromalli e Domenico Stanganelli, già organico alla cosca Molè, un tempo alleata al clan, per il controllo di alcuni gruppi specializzati nella gestione e fuoriuscita delle partite di cocaina dal porto.

Il dissidio aveva fatto registrare due attentati a colpi di arma da fuoco ai danni di Gaetano Tomaselli e Giuseppe Antonio Trimboli, uomini dei Piromalli e dipendenti della società Mct che gestisce le operazioni di transhipment all’interno dello scalo portuale. I vertici dell’organizzazione, tra cui Girolamo Mazzaferro e Francesco Cordì, avrebbero organizzato un gruppo di fuoco, pianificando l’omicidio di Michele Zito, braccio destro di Stanganelli, individuato come esecutore materiale dell’azione intimidatoria. Ma la ritorsione fu scongiurata grazie ad una serie di servizi predisposti sul territorio dalle forze di polizia e per l’arresto della vittima designata.