Lamezia sommersa dall’immondizia. Unica soluzione una gestione pubblica dei rifiuti

dal collettivo Casarossa40

Lamezia è di nuovo sommersa dalla monnezza come “ai bei tempi” dell’emergenza rifiuti e ci sembrano ridicoli i proclami – a destra come a sinistra – circa l’incapacità di questa giunta nella gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Se è vero che questa amministrazione è in ritardo, oltre che in estrema difficoltà, nel varare un piano generale di raccolta differenziata porta a porta, non ci sembra però la migliore soluzione quella di abbancare i rifiuti nel sito di trasferenza di Fiume Bagni, scempio voluto e realizzato dalla precedente Giunta Speranza. Quella micro-discarica non è tecnicamente idonea a recepire i rifiuti “tal quale” e inoltre insiste su un sito fortemente contaminato, appunto quello dell’ex discarica abusiva di Fiume Bagni, che invece dovrebbe essere sottoposta a urgente bonifica visti anche i dati, non certo confortanti, diffusi dell’ASP di Catanzaro in un recente studio circa la diffusione di alcune forme tumorali nella suddetta area.

Mentre tutte le forze politiche lametine cercano di strappare qualche misero consenso elettorale intorno alla vicenda del mancato smaltimento dei rifiuti, nessuno prova a focalizzare l’attenzione sulla vera causa del disservizio, e cioè il fermo meccanico (per rottura di una parte dell’impianto di caricamento rifiuti) dell’impianto regionale di trattamento gestito dalla Daneco Impianti. La Daneco, oltre al suddetto impianto, gestisce anche quello di Alli (CZ), nonché la tristemente famosa discarica di Pianopoli, le cui complesse e fosche vicende che l’hanno interessata possono essere approfondite sul sito del Comitato NO Discarica Pianopoli. Affari milionari quelli della Daneco che, tra impianti di trattamento e discariche, gestisce 14 strutture in tutt’Italia, da Udine a Pianopoli appunto.
È proprio però in questo ciclo affaristico-privato che va cercato l’elemento di criticità.

Come qualsiasi altro servizio pubblico di interesse generale, anche il ciclo integrato dei rifiuti, se affidato al privato, non può che piegare le esigenze della collettività agli interessi di pochi e alla legge del profitto. Così la Daneco Impianti non ha pensato minimamente al disservizio prodotto a decine di migliaia di cittadini bloccando per 10 giorni l’impianto dell’Ex Sir, ma ha semplicemente applicato una banale logica aziendalista: mi fermo, riparo il guasto e riparto appena l’impianto me lo permette; al resto, al disservizio appunto, penseranno le pubbliche amministrazioni. Nessuna penale per la Daneco, nessun impegno a sobbarcarsi momentaneamente l’onere di trasferire i rifiuti altrove. L’unico pensiero è stato quello di ottimizzare i propri profitti!

Ma il disservizio della Daneco è soltanto uno dei tanti esempi degli sciagurati effetti della privatizzazione e degli enormi affari che girano intorno al ciclo dei rifiuti. Se esiste una descrizione adeguata dell’inefficiente e inquinante sistema dei rifiuti calabresi, è sicuramente quella fornitaci dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in Calabria: “un sistema di potere non estraneo agli interessi politico-malavitosi”. È il sistema delle deroghe alle normative sanitarie ed ambientali, degli impianti privati e degli interventi senza alcuna logica né pianificazione, del business “tal quale” e dei prezzi gonfiati, dell’eterna emergenza e delle decisioni prese nel chiuso delle stanze, che costringono i territori a scendere sistematicamente in strada.

A circa sei anni dalla pubblicazione di quella spaventosa relazione, nulla sembra essere cambiato.
Continuano i disservizi e continuano, proprio in questi giorni, le mobilitazione dei lavoratori costretti a turni di straordinari sostanzialmente obbligatori ed impegnati in una dura vertenza per vedersi riconosciute le buste paga arretrate. A loro, a tutti i lavoratori della Daneco, va la nostra solidarietà ed il nostro sostegno!
La Calabria, invece, ha bisogno di impianti pubblici di riciclo e di riutilizzo che, oltre a non avere alcun impatto ambientale, si tradurrebbero immediatamente in occupazione di qualità per i nostri territori, in rottura col presente ciclo dei rifiuti che devasta e affama le popolazioni locali.

Ma questo non basta. La Calabria ha bisogno di un ciclo dei rifiuti che non risponda agli interessi delle lobby politico-‘ndranghetistiche che si sono impossessate dei nostri territori, e le cui esigenze di guadagno non corrispondono alle necessità espresse dalle comunità locali. A tal fine, l’unico “antidoto” è quello di puntare su un ciclo dei rifiuti pubblico, condiviso e partecipato, costruito insieme ai territori ed alle comunità, non calato dall’alto come l’ultimo Piano Regionale dei Rifiuti, basato realmente sulla strategia “rifiuti zero” e, allo stesso tempo, aderente alle esigenze e alle caratteristiche delle tante aree della Calabria.

La classe politica lametina e calabrese deve oggi decidere da che parte stare: con la propria comunità, promuovendo una gestione pubblica e partecipata, o continuare a sostenere le lobby politico-mafiose regionali. È questo il suo compito. A noi quello di continuare la lotta nei territori insieme alle comunità resistenti.