Depurazione a Reggio: faccia a faccia tra Legambiente e l’assessore Marcianò

da Legambiente Reggio Calabria

Cosa sta facendo, a quali soluzioni sta pensando e, soprattutto, quali azioni sta mettendo in campo, per la parte di sua competenza, l’Amministrazione Comunale, nell’immediato e in prospettiva, per evitare che anche la prossima sia un’estate con un mare inquinato, negato a bagnanti cittadini o turisti e perché finalmente la città, in tempi accettabili, si vada dotando di un efficiente e moderno sistema di depurazione, una nuova e completa rete di collettori e condotte? Quali iniziative in programma per eliminare la vergogna nazionale degli allacci abusivi e il fenomeno diffuso degli scarichi a mare che caratterizzano il mix di degrado ambientale urbano, rischi per la salute e l’illegalità?

Sono queste le due domande, tra loro fortemente intrecciate, che sono state messe al centro dell’approfondito e cordiale incontro tra una rappresentanza di Legambiente Reggio Calabria e l’Assessore ai Lavori Pubblici e Legalità Angela Marcianò supportata dal dirigente Lavori Pubblici, ing. Marcello Romano, svoltosi ieri presso gli uffici del Cedir.

“Un appuntamento apparentemente “fuori stagione” ma chiesto – come hanno evidenziato Nuccio Barillà dirigente locale e nazionale del Cigno Verde e Lidia Liotta, coordinatrice scientifica del Circolo Reggio Città Metropolitana – per evitare, in una città che si ricorda del mare solo due mesi l’anno, che in estate si ripeta il solito copione tra polemiche ‘balneari’ e puntuale rinvio della soluzione, in attesa di megaprogetti irrealizzabili e truffaldini come puntualmente avviene da anni. Forse pensarci per tempo è meglio, da qui l’importanza del’ ‘mare d’inverno’ ”.

Ai responsabili del settore Lavori Pubblici, Legambiente ha consegnato, con l’occasione, numerosi dossier sulla mala depurazione e sulla balneazione, prodotti negli anni, con le relative proposte, integrai con i risultati dei monitoraggi effettuati dai tecnici di Goletta Verde alle foci delle fiumare reggine, in quanto queste sono termometro proprio della carenza/inefficienza/illegalità nel sistema depurativo. Gli ambientalisti hanno consegnato, infine, la documentazione fotografica e filmata di circa 200 scarichi abusivi sottomarini di acque non depurate, di cui circa 40 di notevoli dimensioni, allegate a un esposto-denuncia alla Magistratura presentato anni fa.

“Dalla sfida della depurazione – hanno sottolineato Nuccio Barillà e Lidia Liotta – passa un pezzo importante della Reggio Città Metropolitana del presente e dell’immediato futuro e perciò molto anche da qui si misura la qualità di una classe amministrativa”. Intanto secondo Legambiente bisogna porre fine ai tentennamenti e, salvo soluzioni davvero utili e praticabili, abbandonare l’idea della delocalizzazione degli impianti di depurazione, usata per anni come specchietto per le allodole e non supportata da soluzioni sostenibili. Legambiente, in particolare, ha sempre considerato una follia pensare di spostare il depuratore di Ravagnese in prossimità della foce della fiumara del Valanidi in piena zona classificata R4, cioè ad elevatissimo rischio idrogeologico. L’inchiesta della Procura si è incaricata di svelare che

quell’intervento faceva parte di un pacchetto che non puntava tanto all’ottimizzazione del sistema di depurazione delle acque quanto a foraggiare un sistema affaristico “fraudolento e corruttivo” in cui e sarebbero stati coinvolti appieno, stando a quanto emerso finora, personaggi di settori dell’Amministrazione Comunale ai tempi del Commissariamento. All’Assessore Marcianò e, in prima persona, al dirigente Ing. Romano, Legambiente ha rinnovato il riconoscimento doveroso, che deve essere della città, per il contributo da loro dato per far saltare quel meccanismo criminale.

Occorrerebbe però, ora, non solo limitarsi a dire basta al project financing ma riuscire a utilizzare quei soldi per realizzare un mosaico d’interventi alternativo per fare dei depuratori cittadini, Ravagnese in primis, impianti all’avanguardia. Legambiente nel corso dell’incontro ha sollecitato un cambio di marcia “innanzitutto rispetto agli scarichi abusivi e le innumerevoli immissioni, anche queste abusive – nelle condotte di acque bianche – di acque nere, sottratte alla depurazione, che si riversano nelle fiumare e vanno a finire direttamente a mare con il loro carico tossico inquinante, al di fuori di ogni norma. E’ un problema che tocca la civiltà e la legalità e incrocia l’altra grande piaga anch’essa priorità, dell’abusivismo edilizio”.

L’Assessore Angela Marcianò ha “ringraziato per le sollecitazioni da considerarsi sicuramente raccolte” e ha convenuto “sull’importanza e sulla priorità del tema proposto e sull’inquadramento d’insieme delle problematiche”. Ha poi illustrato – pur senza entrare nel merito di scelte strategiche che competono al Sindaco e all’intera Giunta – le azioni concrete, anche se non esaustive, che dal settore e dall’Amministrazione Falcomatà sono partite e che, sotto il diretto controllo dell’Assessorato, vanno nella direzione indicata grazie anche a finanziamenti come quelli dei cosiddetti Patti per il Sud. “Questi in particolare – ha detto l’ Assessore – permetteranno di risolvere al più presto i problemi del depuratore di Gallico con il ripristino, l’efficientamento e ottimizzazione delle componenti elettromeccaniche e del processo dell’impianto che, finalmente, sarà adeguato alle norme e dotato di strumentazioni di misura e di controllo adeguate”. “Essenziale, però – ha sostenuto il dirigente Ing. Marcello Romano – è realizzare anche una condotta di scarico sottomarina, perché attualmente lo scarico è sulla battigia. L’alternativa ipotizzata è lo scarico delle acque depurate nel torrente Scaccioti piuttosto che direttamente a mare”. Grazie ai Patti per il Sud, un intervento, adeguamento e realizzazione condotta di scarico, riguarderà il piccolo impianto di Paterriti. Per quanto riguarda l’“osso duro” dell’impianto di Ravagnese, il dirigente Romano ha con nettezza espresso l’opinione che “il sito scelto per la delocalizzazione è impossibile perché gli interventi necessari per ottenere l’eventuale declassificazione da zona R4 sarebbero costosissimi e i tempi sarebbero lunghissimi”. Con i 35 milioni dei fondi CIPE stanziati dalla Regione, che non sono vincolati alla delocalizzazione, si potrebbe adeguare l’impianto esistente e renderlo compatibile con le residenze dell’area, completare gli allacci e fare gli interventi indispensabili per dividere acque bianche (che paradossalmente adesso arrivano nei depuratori) e acque nere (che paradossalmente finiscono nelle fiumare o in mare). “Abbiamo chiesto alla Regione,” ha aggiunto l’ assessore Angela Marcianò – di potere utilizzare quei 35 milioni per queste opere, ma non siamo riusciti finora ad avere risposta”.

Certo, per completare e modernizzare l’intero sistema di depurazione, di un comune come quello di Reggio dall’estensione enorme e dalla struttura morfologica e urbanistica complicata, occorrerebbero, si è convenuto nel corso dell’incontro, non pochi altri finanziamenti aggiuntivi. Ma “se davvero l’Amministrazione Comunale vuole farsi carico di questa priorità – hanno commentato i rappresentanti di Legambiente – verso questa direzione bisogna immediatamente investire di più, a partire dalla rimodulazione annunciata degli interventi dei Patti per il Sud e sullo stesso obiettivo chiedere concreti interventi alla Regione e al Governo”. 

L’incontro si è concluso fissando u