Il presidio calabrese al ritorno da Roma: cultura alla base della civiltà

da Marco Ammendola *

La cultura è alla base della civiltà di una società, iniziamo così questa nota per la stampa che riassume l’avventura del 23 e del 24 febbraio a Roma. Si è svolto infatti il presidio a piazza Montecitorio, organizzato dalla Rete dei 65 movimenti, a cui appartengono  movimenti,  associazioni, comitati dei genitori,  contro le 8 deleghe del governo sulla scuola pubblica, in particolar modo contro la delega che tende ad escludere più che ad includere i ragazzi con disabilità.

Questo presidio ha visto la partecipazione dei partigiani della scuola pubblica, e in particolar modo, di una delegazione calabrese composta da insegnanti, genitori e studenti. Queste persone partite dalla Calabria, hanno dimostrato attaccamento al tema del rispetto e dell’inclusione sociale nel mondo della scuola.
Partiti nella mattinata del 23, hanno affrontato il viaggio in pullman verso Roma con la convinzione che solo chi lotta e non si arrende, può veramente difendere il diritto allo studio di tutti. Ognuno di loro aveva un buon motivo per esser li, dalla maestra dell’infanzia fino al genitore di studenti con disabilità, ognuno di loro mi ha raccontato la propria storia convinti che, un mondo più equo e più giusto, sia possibile.

Le richieste dei movimenti e dei genitori sono univoche, dalla proposta di un solo alunno disabile per classe alla proposta della garanzia di un insegnante di sostegno per l’intero ciclo scolastico dell’alunno diversamente abile, che vede e vive un rapporto affettivo con chi ne segue i passi durante la formazione scolastica. Si chiede la presenza del docente di sostegno oltre al docente di classe, senza ricorrere a stratagemmi per tagliare, come quelli che saranno utilizzati dal GIT, il gruppo territoriale per l’inclusione, un organismo discrezionale che scavalcherà la legge 104 per razionalizzare.

Non una semplice gita quindi per il gruppo calabrese ma un’esperienza emotiva dettata da motivazioni forti. Alcuni ragazzi di Catanzaro, hanno raccontato le difficoltà dei loro compagni disabili nell’approcciarsi al mondo scolastico e le problematiche strutturali presenti nel loro istituto.
Infine, questo articolo vuole denunciare l’incredibile e inaccettabile silenzio da parte della classe politica, una classe politica pronta solo al momento del voto con facili promesse elettorali mai rispettate, da quella piazza e da quel pullman si alza un grido d’indignazione, persone che non ci stanno ad essere solo un bacino di voti e nulla più .

* per i partigiani della scuola pubblica