Il Porto di Gioia Tauro va nazionalizzato rapidamente

da Giuseppe Graziano e Francesco Toscano *

Il Porto di Gioia Tauro è ostaggio di una lunga agonia che sembra non finire mai. Nonostante le endemiche promesse di una classe politica trasversalmente subalterna rispetto ai desiderata del monopolista tedesco che controlla il Porto, la situazione si aggrava di giorno in giorno. Siamo vicini ai lavoratori ora in stato di agitazione, comprensibilmente spiazzati dall’atteggiamento di totale chiusura tenuto dai responsabili di Mct con riferimento al numero degli annunciati “esuberi”. Una zona già economicamente depressa come la Piana di Gioia Tauro non può permettersi un ulteriore calo occupazionale – peraltro di enormi dimensioni – quale conseguenza delle politiche aziendali volte al “contenimento dei costi” deliberate in “splendida solitudine” dalla società guidata dalla signora Cecilia Eckelmann Battistello. Noi crediamo che sia arrivato il momento di affrontare la questione in termini strutturali e alla radice, smettendola di proporre palliativi o di riverniciare proposte minimaliste già fallite. La gestione di una infrastruttura di interesse strategico come il Porto di Gioia Tauro non può essere lasciata in balia del capriccio del “dio-mercato”.

Chiediamo perciò con forza la rapida nazionalizzazione del Porto di Gioia Tauro, la cui guida va al più presto ricondotta sotto la diretta competenza di uno Stato che deve tornare ad intervenire direttamente nei processi economici. L’era del liberismo sfrenato, che genera disoccupazione e disuguaglianze, è finita. Il nostro auspicio è che la politica, insieme alle forze sociali, faccia finalmente fronte comune contro lo “strapotere del denaro”, ponendosi alla guida e non più a rimorchio dei processi di sviluppo che interessano la Calabria e l’Italia intera.

* Il Coraggio di Cambiare l’Italia – Italia Unita