Partito il Play Music Festival di Reggio con il jazz morbido dell’Ivan Mazuze Quartet

da Josephine Condemi

Un battito, poi due, poi duecento: giovedì sera, le note morbide dell’Ivan Mazuze Quartet hanno trascinato gli ascoltatori in un meraviglioso viaggio musicale di jazz, racconti e sorrisi. Un pubblico caloroso e attento con scroscianti applausi ha accompagnato la band, godendosi fino a ben oltre la mezzanotte il Miramare, riaperto per l’occasione ad un anno dalla chiusura. I “Fili Sottili” del Play Music Festival, la rassegna jazz organizzata dall’associazione Soledad, hanno unito ciascuno dei presenti alla poetica di Mazuze.

«Sono sicuro che grazie al magico potere della musica mi connetterò con chi verrà ad ascoltare» aveva affermato il pluripremiato sassofonista e compositore alla vigilia della prima tappa del tour italiano. Così è stato: per più di due ore, Mazuze accompagnato da Raciel Torres alle percussioni, Bjorn Vidar Solli alla chitarra e Per Mathisen al basso, ha trasportato il pubblico nel proprio mondo, dove il Mozambico incontra il Sudafrica e la Norvegia.
Infatti Mazuze, nato in un villaggio rurale, si è trasferito a CapeTown, dove si è laureato prima in “Jazz e Composizione” e poi in “Etnomusicologia”: «Volevo studiare il ruolo di percussioni e voci nelle trance che caratterizzano i riti di esorcismo della tradizione africana» aveva spiegato. Voci che ha inserito nell’incrocio melodico in apertura di “Dancing with Malala”, ispirato a Malala Yousafza, l’adolescente attivista pakistana che ha rischiato di morire per aver scritto del regime talebano su un blog della Bbc. «Ero davanti alla tv al momento del suo discorso alle Nazioni Unite, nel 2013, in cui ha fatto l’appello per l’istruzione femminile in tutto il mondo» ha spiegato Mazuze «Mi è venuto spontaneo dedicarle questo brano».Una composizione contenuta nell’album “Ubuntu”: «Una parola che per il primo presidente sudafricano dopo l’apartheid, il premio Nobel per la Pace Nelson Mandela, significa fare del proprio meglio insieme agli altri» ha affermato Mazuze, che più volte ha lasciato ampio spazio alle progressioni fulminanti della chitarra di Vidar Solli, alle scale robuste del basso di Mathisen, alle improvvisazioni esaltanti di Raciel Torres, che ha portato nel gruppo i ritmi dell’isola di Cuba. “Ubuntu”, insieme: in una scena vintage, illuminati dalle lampade soffuse della galleria d’arte “The Modernist”, l’Ivan Mazuze Quartet ha fatto vibrare il Miramare di energia, mostrando l’essenza del jazz che più di ogni altro genere musicale fa incontrare persone e culture differenti, oltre ogni barriera.

«Non è stato facile riaprire questa struttura, abbiamo superato molte difficoltà» ha sottolineato il direttore artistico Alessio Laganà «Ma siamo convinti che la musica possa fare rivivere spazi e condividere emozioni». Una filosofia alla base del Play Music Festival: la rassegna proseguirà giovedì 9 con l’incontro tra Fabrizio Bosso e il trio siciliano degli Urban Fabula prima del gran finale del 16 con il Kinga Glyk Trio.