#nonunadimeno: tante le adesioni, in attesa dello sciopero di domani a Reggio

La prima adesione ufficiale da un’amministrazione pubblica è arrivata a fine febbraio: il sindaco di Cinquefrondi Michele Conia e l’assessora alla Parità di Genere Gabriella Valentino sono stati i primi amministratori reggini a schierarsi convintamente accanto alle organizzatrici di #nonunadimeno, che l’8 marzo sciopereranno a Reggio Calabria, nella centralissima piazza Italia, dalle 17.30.

Poco per volta hanno aderito molte associazioni, amministrazioni locali e comunità. E oggi arrivano altre due adesioni pubbliche.

Prima la Commissione Regionale delle pari opportunità, che invita “ad un ampio coinvolgimento tutte le categorie di lavoratori e lavoratrici calabresi al fine di dar forza all’evento, anche attraverso una partecipazione simbolica”.
“Sono i valori che ispirano l’attività della Commissione Regionale impegnata costantemente sul tema della violenza contro le donne, ed in particolare a  prevenire, proteggere, riparare oltre che punire”, sottolineano la presidente Cinzia Nava e la vicepresidente Monica Falcomatà per le quali “l’occasione della giornata dell’8 marzo diviene, altresì, momento importante di riflessione e denuncia di fatti rilevanti che vedono ancora una volta stridere le esigenze di bilancio con una politica seria di lotta, contrasto e prevenzione della violenza perpetrata nei confronti delle donne o nei confronti di altri soggetti deboli, quali per esempio i minori”. La presidente e la vice presidente della CRPO “stigmatizzano la soppressione, nella nuova organizzazione aziendale dell’ASP 5 di Reggio Calabria, del ‘Centro Per Lo Smistamento In Rete Di Chi Subisce Abuso e Violenza’ (denominato “Centro Abusi Sessuali”) e del ‘Servizio Per La Salute Sessuale’, unico presente in tutto il territorio calabrese.  Il ‘Centro Abusi sessuali’ è riconosciuto, ormai da anni, come centro di eccellenza nazionale, impegnato in attività a sostegno di vittime di violenza e abusi, nella riabilitazione sanitaria, dando supporto e risposte concrete a chi il trauma lo ha subìto”.

“Sembra quanto mai inopportuna tale soppressione proprio in un momento in cui l’attenzione verso la violenza e gli abusi ai danni delle donne è ai massimi livelli, è allarme sociale” afferma Monica Falcomatà “e, sicuramente è in controtendenza rispetto alle iniziative che sia a livello nazionale che regionale si stanno assumendo al fine di  contrastare questo dilagante e grave fenomeno” . La presidente Cinzia Nava sostiene “che avrebbe dovuto essere previsto semmai un potenziamento e non la cancellazione”, evidenziando come già la Giunta regionale ha costituito un apposito tavolo inter istituzionale ed anche il Consiglio regionale, nella sua interezza, ha messo in campo iniziative in questa direzione. Pertanto quanto previsto dal nuovo piano aziendale è inconcepibile tanto più in questo momento storico in cui forse sarebbe stato proficuo l’estensione del centro anche in altre parti del territorio calabrese”. “Chiediamo” concludono Nava e Falcomatà, a nome dell’intera CPRO “che gli organi competenti rivedano la decisione adottata nell’interesse di un’utenza gravemente sofferente e debole che non avrebbe sul territorio calabrese altri servizi deputati a tale attività specifica e specialistica”.

Daniela Labate spiega invece le ragioni dell’adesione della Segreteria Provinciale del Partito Comunista Italiano: “Eventi avveniristici, hanno attraversato il mondo e l’Italia, donando alle donne e agli uomini dell’epoca, la speranza di una società migliore, basata su un modello culturale, giuridico e sociale, dove la donna, potesse ritenersi finalmente libera e tutelata, nel riconoscimento di diritti e pari opportunità. Purtroppo, nonostante le numerose  battaglie, la questione di  genere, resta una dolorosa ferita aperta, laddove la brutalità dei continui femminicidi, suscita preoccupazione, rispetto ad una libertà ed un’uguaglianza, ancora oggi a rischio! Certamente, la norma sulla tutela degli orfani di femminicidio, approvata dalla Camera pochi giorni fa, rappresenta un passo in avanti, rispetto alle tante lacune normative da colmare, ma la strada è ancora lunga, soprattutto rispetto ad interventi, che possano prevenire tali ingiustizie. In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre – rivoluzione che ha posto la lotta proletaria , all’interno della questione di genere – un’attenta riflessione sulla società attuale, non è affatto rassicurante e il prezioso patrimonio di  conquiste sociali, consegnato dalla memoria, obbliga le nuove generazioni, ad un grande impegno, nel declinare le battaglie dell’epoca, all’interno della società odierna. Non è anacronistico, affermare che la cultura capitalista, nel sua sfrenata modalità di possesso e consumo, continui  a distanza di un secolo, a limitare libertà ed uguaglianza, in quanto è possibile costatare oggettivamente, come la donna seguiti ad essere considerata, uno strumento di produzione, di ciò che è utile a chi lo detiene: ieri si chiamava “borghese”; oggi, a secondo degli abusi e delle discriminazioni, si può chiamare   fidanzato, marito, protettore, datore di lavoro! Proprio l’azione di quest’ultimo, al tempo di oggi,  è considerata “normale” se nega il lavoro ad una donna incinta e appare quasi utopistica, laddove invece lo garantisce! La lunga marcia verso l’emancipazione femminile, dal macrocosmo mondiale, al microcosmo italiano, ha generato una riproduzione sociale importantissima, per la conquista di diritti e democrazia; tuttavia, tale riproduzione, non è oggi più forte di ieri e allora, il contrasto alla cultura sessista, diventa faticoso tra le tante coscienze sopite. Senza andare troppo lontano è possibile ricavare un esempio, nello spaccato della provincia reggina, dove la gravità dei fatti di Melito, per una questione di genere, ricompresa in un’ulteriore questione criminale, impone una presa di coscienza collettiva, tra cittadini ed istituzioni, per la concreta lotta ad un sistema malsano, di prepotenza ed omertà! Il Sud, nella propria  emergenza meridionale, non ha mai rappresentato una terra di pari opportunità, ma anche da questa terra, numerose donne coraggiose si sono messe in marcia: raccoglitrici di olive e gelsomini, oppresse dalla povertà  e dallo sfruttamento; donne imprigionate dal sistema mafioso e donne, impegnate in politica dopo il suffragio universale, che insieme a tutte le donne, hanno lottato per i loro diritti! Il Partito Comunista Italiano, oggi più che mai, continua nel solco della tradizione, a lottare per il superamento della questione femminile, aderendo allo sciopero globale, in occasione della Giornata Internazionale della Donna. E’ necessario costruire una  coscienza collettiva, che torni ad aggregare forme di cooperazione, in grado di produrre spazi di libertà di scelta e condivisione, dove interventi concreti, possano garantire e tutelare, diritti e pari opportunità! “.