Per il Tar è incostituzionale l’accorpamento forzato dei comuni sotto i 5.000 abitanti

dal Comune di Campana (Cs)

L’Italia non può privarsi dei piccoli comuni e delle proprie radici. Le piccole realtà locali, autentici scrigni territoriali di identità e di storie inconfondibili e distintive tanto quanto i patrimoni paesaggistici, artistici ed architettonici che essi custodiscono, non possono essere costrette a fusioni forzate. Bisogna continuare a contrastare, soprattutto fuori dalle aule giudiziarie ed in mezzo alla gente, il pensiero culturale dominante dei governi nazionali degli ultimi decenni e purtroppo anche nell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.

È con queste parole che il Sindaco Agostino Chiarello esprime soddisfazione sulla decisione del Tar Lazio che ha accolto il ricorso per l’affermazione dell’incostituzionalità della norma (il Decreto Calderoli del 2010 e successive modifiche) che imponeva l’accorpamento forzato dei comuni con meno di 5 mila abitanti.  Le disposizioni sono state ritenute viziate in maniera rilevante e non manifestamente infondate poiché in contrasto con diversi articoli della Costituzione. L’unica strada percorribile – continua il Primo Cittadino – deve semmai essere quella dell’associazionismo. Solo facendo rete e unendo le forze possiamo, insieme, offrire maggiori servizi alle nostre popolazioni, garantendo loro diritti fondamentali che, soprattutto alle nostre latitudini, sono sempre più spesso minacciati quando non del tutto svuotati di senso ed efficacia dalla logica assurda dei tagli indiscriminati: dalla sanità pubblica, alla giustizia, dalla mobilità. In particolare – aggiunge – i sindaci dei comuni montani e dell’entroterra ionico, di fatto isolati a causa di gap infrastrutturali storici mai superati, hanno necessità non di fondersi e di estinguersi ma – conclude Chiarello – di confrontarsi per condividere le esperienze virtuose e, ad esempio, abbattere i costi attuali della burocrazia.