Giornata mondiale dell’acqua: in Calabria persa l’occasione per fare il punto

da Mario Pileggi

La ricorrenza della Giornata mondiale dell’acqua ripropone all’attenzione di tutti e a ogni livello di responsabilità la necessità del razionale utilizzo della risorsa naturale indispensabile alla vita e più preziosa del Pianeta. Necessità più impellente nella regione appenninica con più abbondante disponibilità d’acqua potabile, con la più alta biodiversità, con 716 Km di coste bagnate da due mari e con il territorio più esposto ai rischi idrogeologici del BelPaese.

Nonostante i vari spot radiofonici, televisivi e Web della struttura “Italia Sicura” della Presidenza dei Ministri per l’iniziativa “Acque d’Italia – Conferenza nazionale delle acque” in Calabria, anche per la ricorrenza del 2017, si è persa l’occasione per fare il punto su quanta risorsa abbiamo, quanta ne usiamo, quanta ne sprechiamo, quanta ne avremo, come la tuteliamo, cosa fare contro l’inquinamento e il rischio climaNon sono stati accesi i riflettori sull’oro blu della Calabria. E nemmeno sulle attività del Consiglio regionale per l’esame del Disegno di legge della Giunta sulle “Disposizioni per l’organizzazione del servizio idrico integrato”; e sulle attività istruttorie, sollecitate di recente dalla stessa Giunta regionale, per la valutazione della proposta avanzata da “Acque di Calabria srl” e “verificare l’opportunità e la convenienza dell’acquisto dai privati delle quote di Sorical, anche in considerazione della volontà espressa da “Acque di Calabria” di dismettere la sua partecipazione in Sorical, partecipazione che consentirebbe alla Regione di realizzare una struttura interamente pubblica

In base ai dati più recenti pubblicati dal “Portale dell’Acqua” di “Italia Sicura” l’acqua immessa nelle reti dei 409 comuni della regione, nel 2012 è stata di 448,166 milioni di metri cubi all’anno, mentre quella erogata di circa 293 milioni di metri cubi. La dispersione complessiva dei 409 comuni è pari al 34,6% di quella immessa, in pratica più di 155 milioni di metri cubi d’acqua all’anno.

Va ricordato che l’abbondante disponibilità d’acqua è documentata nello “Studio Organico Risorse Idriche della Calabria” che ha confermato la presenza di 30 mila sorgenti. In particolare si tratta di ben 4.598 sorgenti con portate superiore ad un litro al secondo e 14.744 sorgenti con portata superiore a 60 litri al minuto. E una disponibilità complessiva di 43.243 litri al secondo. A queste se ne aggiungono altre 10.442 con portata inferiore.
Sulla rilevanza del prezioso patrimonio di risorse idriche disponibile è inoltre da considerare che tra le sorgenti con portata superiore a un litro al secondo, ben 211 risultano caratterizzate da acque calde e 5 termali con temperatura superiore a 30 gradi centigradi. Oltre ad essere abbondanti, le acque potabili della Calabria sono d’ottima qualità e tra le migliori d’Italia e d’Europa. Per le caratteristiche delle rocce serbatoio e per la composizione dell’aria attraversata dalla pioggia prima d’infiltrarsi nel sottosuolo, l’acqua delle sorgenti calabresi presenta composizione chimica, biologica e temperatura ottimali dal punto di vista della potabilità.

Grazie ai preziosi accumuli di minerali presenti nelle rocce costituite prevalentemente da Graniti, Scisti, Gneiss che non si trovano in nessuna regione della catena appenninica la mineralizzazione delle acque calabresi è particolarissima. La diffusione di queste rocce, i processi geodinamici e la piovosità molto elevata rendono il territorio calabrese ricco di suoli fertilissimi e di numerose sorgenti e falde d’acqua potabile ed anche termale di rilevante importanza. Suoli e acque ricche di minerali e sostanze che alimentano la grande varietà di vegetali e animali e anche di quei preziosi prodotti enogastronomici considerati dal New York Times per inserire la Calabria tra i luoghi da visitare nel 2017.

Paradossalmente, nella regione che può vantare le fonti più esclusive ed il massimo della qualità, si continua ad ignorare o a sottovalutare anche la tendenza in atto e sempre più diffusa nei locali di ristoro di presentare con la carta dei vini anche la Carta delle Acque.

D’altra parte, in moltissimi comuni ricchissimi d’acqua di ottima qualità, le norme nazionali e le direttive europee “in materia di valorizzazione e razionale utilizzazione delle risorse idriche e di tutela delle acque dall’inquinamento” tardano ad essere applicate. La mancata raccolta e l’irrazionale utilizzazione delle acque delle preziose sorgenti e dei torrenti, oltre a limitare lo sviluppo e a creare disagi nelle popolazioni, accentuano i ben noti processi di degrado e dissesto idrogeologico del territorio collinare e montano.

Nelle zone di pianura costiera l’irrazionale emungimento delle falde operato attraverso migliaia di trivellazioni, non essendo compatibile con i tempi di ricarica sta riducendo le stesse falde idriche con conseguente ed irreversibile fenomeni di avanzamento delle acque salmastre. Fenomeni che determinano anche l’abbassamento del suolo, il deperimento della copertura vegetale e l’arretramento dei litorali con l’invasione del mare. E così, invece di ricchezza e benessere, la grande disponibilità d’acqua, finisce per alimentare dissesti e frane sui rilievi collinari, alluvioni in pianura ed erosione costiera.

Inoltre si tarda a considerare i dati del CNR e del Comitato Intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (Ipcc). Dati che evidenziano che, a partire dal 1930, il clima sta diventando più caldo e più secco nel Sud mentre nel nord sta crescendo l’intensità delle precipitazioni. In Calabria, tra l’altro, si è rilevato l’aumento sia di periodi di siccità idrologica sia di precipitazioni brevi e intense e, quindi, una maggiore frequenza di alluvioni e piene straordinarie.

Come si tarda, in tanti Municipi della Calabria, a predisporre i piani comunali di emergenza e le strategie da adottare per la mitigazione del rischio sia in fase preventiva, sia in tempi di normalità, sia in fase di emergenza idraulico-geologica. Piani da predisporre secondo le dettagliate Direttive Regionali per la protezione delle popolazioni locali dal rischio idraulico-geologico.

Gli Amici della Terra ricordano che il “diritto all’acqua” è anche “diritto alla vita” e ribadiscono la necessità di una vera svolta nell’utilizzo del prezioso patrimonio idrico e di attuare tutti gli interventi indicati nella Direttiva 2000/60 dell’Unione europea. Interventi mirati a proteggere la risorsa acqua, a promuovere un suo utilizzo sostenibile in tutti i settori e allo stesso tempo a garantire la sua conservazione per le generazioni future.