Cittanova e Vimodrone, le strade di memoria nel segno delle vittime innocenti di ‘ndrangheta

«Porterò a Vimodrone le grandi emozioni ed i grandi spunti che mi ha regalato Cittanova nell’incontro di oggi. Scambi: questo vogliamo e dobbiamo fare. In un’Europa che si sta spaccando erigendo muri abbiamo la possibilità di costruire un ponte che si basi sulla responsabilità e l’impegno. Educare alla legalità è un dovere istituzionale, morale e personale: dobbiamo combattere le cose che non vanno. Lo abbiamo fatto, continueremo a farlo. È un orgoglio ricordare quello che abbiamo costruito sulla strada della legalità. Se si vuole le cose si possono fare. Se si vuole insieme, se ne faranno ancora di più. Questi sono i ponti che vogliamo». Il sindaco di Vimodrone (Mi) Antonino Brescianini, che domenica 23 aprile ha chiuso l’incontro “costruiamo strade di memoria”, organizzato con il comune di Cittanova (Rc) come prosieguo del gemellaggio sottoscritto tra le due amministrazioni, ha chiuso così una mattinata intensa e proficua.

L’incontro al Polo Solidale per la Legalità F. Vinci di Cittanova, moderato dal coordinatore di “Libera Informazione” Lorenzo Frigerio, si è aperto con l’intervento del sindaco di Cittanova Francesco Cosentino, che ha spiegato: «La scuola deve essere non tanto e soltanto il fine, quanto il mezzo per memoria e impegno. Leggere la realtà e scrivere i valori fondamentali: questo è e deve essere il percorso di legalità. Educazione e legalità richiedono una relazione continua e costante con tutto il territorio. Mafia e mafiosità sono più forti quando non fanno rumore. La mafia non è solo una questione di ordine pubblico, ma soprattutto un modo di soggiogare la nostra società».

Tanto lavoro da fare, ma con la gioia dei passi in avanti fatti negli ultimi anni, come ha spiegato il referente di Libera Piana Gioia Tauro, don Pino Demasi: «Ricordo tanti familiari delle vittime innocenti. Li ricordo con il fazzolettone nero che copriva tutto il volto, spesso anche gli occhi. Il fatto che oggi non siate qui vestiti di nero è molto significativo: la memoria può restituire un senso per il cambiamento del nostro territorio. Nel passato tante morti si sarebbero potute evitare se fossimo stati più vivi, più attenti. Richiamare alla memoria, costruire strade di memoria diventa motivo di impegno e di cambiamento. Loro – le nostre vittime innocenti – sono ancora vivi. Loro camminano sulle nostre gambe. Costruire strade di memoria significa prestare ai nostri morti la nostra vita. L’uomo può essere ucciso, ma non sconfitto». Una sala gremita, quella di domenica mattina. Molti i familiari delle vittime innocenti di mafia, come le sorelle di Francesco Vinci. E poi cittadini, sindaci, rappresentanti delle scuole. Un obiettivo: iniziare percorsi reali di memoria e impegno, come sottolineato dal referente di Libera Memoria Calabria, Matteo Luzza: «La costruzione di una memoria collettiva parte dal bisogno di fare squadra. Ecco perché è così importante questo gemellaggio. Rendere umano il disumano che ci ha strappato i nostri cari non è facile, ma indispensabile. La nostra rete di Libera contro le Mafie intende celebrare da vive le nostre vittime innocenti. Questa progettualità deve essere costruzione di percorsi: la vita vince sempre su tutto. L’impegno dei familiari è stato proprio questo: andare dove c’è disagio per dire che insieme si può costruire altro. Quale migliore forma di resistenza di vincere l’angoscia del vivere quotidiano? La tentazione alla rassegnazione (nulla cambia, nulla si può fare) deve essere vinta per essere liberi, per celebrare ogni giorno come se fosse il 25 aprile. Non abbiamo nulla da temere. I nostri cari questo ci chiedono: resistenza con un nuovo sforzo, un nuovo impegno».

«Per tantissimi decenni abbiamo rimosso queste storie» ha specificato Lorenzo Frigerio, che ha aggiunto: «Abbiamo lasciato dire agli altri che le vittime innocenti si sono trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non è vero. Non siamo noi, non sono stati loro a trovarsi nel luogo e nel tempo sbagliato, ma i mafiosi. E se esistiamo, se stiamo costruendo insieme qualcosa, lo dobbiamo solo ed esclusivamente ai familiari delle vittime innocenti, che continuano ad esserci e a fare».

Resistenza e impegno, come sottolineato dalla neo presidente di Avviso Pubblico, Maria Antonietta Sacco: «È il mio primo intervento da vicepresidente di Avviso Pubblico e vi confesso che questo impegno mi pesa. Ho bisogno di voi se dovessi sbagliare. Dovete avere la forza di correggerci, dobbiamo saper lavorare in rete. In Calabria abbiamo cercato di fare molto, ma moltissimo c’è ancora da fare. C’è una grande solitudine negli amministratori che si trovano ogni giorno ad affrontare problematiche non solo locali, ma anche nazionali ed internazionali. La cosa che cerchiamo di fare è essere gli amministratori di tutti, soprattutto dei cittadini più deboli. Abbiamo il compito di creare una rete con le istituzioni e con il territorio. E di crescere per permettere ai cittadini di vivere meglio».

Un cammino congiunto, a partire dalle istituzioni. Come ha detto l’assessore alla PI e Politiche giovanili della regione Calabria, Federica Roccisano: «Dobbiamo trasferire ai ragazzi l’amore per il loro territorio. Se stiamo insieme ognuno per la propria parte, in rete, in modo completo e sano, allora potremo iniziare davvero a costruire strade di amore fatto di rispetto. Ciò significa anche avere il coraggio di iniziare a chiamare le cose con il proprio nome. La comunità c’è, esiste, ed è più forte della ‘ndrangheta». E come ribadito dal Presidente della Commissione regionale contro la ’ndrangheta Arturo Bova: «Quando i boss mafiosi chiedono di prendere i loro figli e salvarli abbiamo il senso reale dell’impegno contro la ‘ndrangheta. Questa è la strada da prendere, ma dobbiamo imboccarla tutti insieme, e senza titubanze».

Tutti insieme, partendo dalle scuole in rappresentanza delle quali sono intervenute due dirigenti scolastiche. Angela Maria Colella: «Sulla comunità educante si formano nuovi percorsi, in un’ottica di collaborazione. La legalità a scuola viene promossa con esperienze di convivenza civile, offrendo ai nostri giovani contatti continui con il mondo culturale e sociale capace di trasmettere valori. Quelli che troppo spesso dimentichiamo».
Eva Nicolò: «I valori della legalità rimangono parole al vento se non si uniscono a percorsi reali di educazione nelle scuole. La scuola è il primo luogo dove i ragazzi si confrontano con le regole, ed io sono orgogliosa di farlo in una comunità come quella cittanovese, in cui si cammina in un percorso virtuoso assieme all’amministrazione comunale. Quando parliamo di educazione alla legalità ricordo sempre le due categorie di pensabile e possibile. È chiaro che una società che rende pensabili i possibili è destinata a soccombere. Il possibile deve essere limitato dal pensabile. Il rispetto delle regole è un qualcosa di basilare: dobbiamo far sì che i nostri alunni sappiamo stati al mondo, aiutandoli a sviluppare i valori che fanno parte dello stare in una società».