Nano comuni con macro spese: l’analisi di Francesco Aiello

da Francesco Aiello *

Su OpenCalabria è stato pubblicato un breve saggio dal titolo “Economie di scala e fusioni tra piccoli comuni”. L’obiettivo è di mostrare come i nano comuni abbiano delle spese pro-capite molto più elevate di quelle che si registrano nei comuni più grandi. Questa regolarità empirica vale qualsiasi sia l’area di riferimento (Calabria, Mezzogiorno d’Italia, Centro-Nord).

La ragione è legata alla presenza di costi fissi indivisibili che i comuni devono affrontare per lo svolgimento delle loro funzioni essenziali. Questi costi fissi sono, in media, elevati per i comuni poco popolati e decrescono (economie di scala) all’aumentare della popolazione. L’implicazione di questo ragionamento è che esistono fondate motivazioni economiche affinché i comuni si aggreghino tra loro al fine di razionalizzare l’offerta e sostenere, quindi, minori spese.

D’altra parte, non ha senso mantenere piccole municipalità ad elevata spesa pro-capite, poiché i vincoli sui bilanci comunali richiedono adeguate coperture finanziarie. Queste ultime, in uno scenario di restrizione della contribuzione sovra-comunale, si traducono in maggiore pressione fiscale e/o in indebitamento. Pertanto, consentendo guadagni di efficienza nell’erogazione dei servizi, le fusioni rappresenterebbero un efficace strumento per abbattere la fiscalità che grava sulle comunità locali.

L’evidenza empirica presentata conferma che la spesa pro-capite comunale ha un andamento ad U anche in Calabria, con il valore minimo nella fascia demografica di 5-10mila residenti. Il tratto decrescente è particolarmente accentuato per i comuni fino a 5000 residenti, mentre il tratto crescente è più morbido. Limitando l’attenzione ai piccoli comuni, si può affermare che le argomentazioni legate allo sfruttamento delle economie di scala spingono a favore di un riassetto istituzionale che, in questa discussione, è motivato dal mero recupero di efficienza gestionale delle spese che gravano sulle piccole municipalità. In tale direzione, le fusioni tra i comuni potrebbero rappresentare un intervento in grado di rispondere alle esigenze gestionali dell’offerta di servizi. Esse possono essere fonte di almeno due vantaggi. Il primo è un vantaggio diretto ed è legato alla razionalizzazione e al recupero di efficienza dal lato dell’offerta dei servizi dei piccoli comuni ricadenti nel tratto decrescente della figura 1. Il secondo vantaggio è indotto dal primo: mantenere piccole municipalità ad elevata spesa procapite richiede un’adeguata copertura finanziaria che, in uno scenario di restrizione della contribuzione sovra-comunale, si traduce in maggiore pressione fiscale e/o in indebitamento. Consentendo guadagni di efficienza nell’erogazione dei servizi, le fusioni rappresenterebbero, pertanto, un efficace strumento per abbattere la fiscalità che grava sulle comunità locali.

* Prof. Ordinario di Politica Economica – Dipartimento di Economica, Statistica e Finanza “Giovanni Anania” – Unical