Reggio celebra il 25mo della strage di Capaci assegnando 7 beni confiscati

dal Comune di Reggio Calabria

Nel 25esimo anniversario della strage di Capaci, l’Amministrazione comunale di Reggio Calabria ha proceduto all’assegnazione di sette beni confiscati alla criminalità organizzata acquisiti al patrimonio del Comune dall’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati ad altrettante associazioni attive sul territorio comunale. Nel Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio a Reggio Calabria, il sindaco Giuseppe Falcomatà e la Consigliera delegata ai Beni Confiscati Nancy Iachino hanno proceduto alla consegna delle chiavi dei sette stabili assegnati, descrivendo i progetti presentati dalle associazioni assegnatarie.

A dicembre del 2016 il Comune di Reggio Calabria, a seguito dell’avvenuta acquisizione al patrimonio indisponibile dell’Ente dei beni confiscati consegnati dall’ANBSC, completate le procedure di trascrizione e voltura dei beni, ha indetto una avviso pubblico per l’assegnazione in concessione gratuita secondo le modalità indicate dall’Art. 48 del nuovo codice antimafia per la realizzazione di progetti con finalità sociali. Terminata la procedura per la presentazione dei progetti, è stata nominata una Commissione per la valutazione dei progetti che ha individuato i soggetti assegnatari.
Tra i progetti vincitori del bando la creazione di un centro polivalente per attività artistiche, culturali e ludico ricreative, un centro servizi per la famiglia, una biblioteca di quartiere, un servizio per alcolisti anonimi, un centro di aggregazione giovanile ed altre attività finalizzate ai servizi alle persone disagiate e ai minori a rischio.

«Credo sia questo il modo migliore per celebrare la memoria di chi ha donato la vita combattendo la battaglia contro le mafie – ha commentato il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà – consegnare ai cittadini, attraverso le associazioni che operano nel campo del sociale, dei beni immobili sottratti alla criminalità organizzata è un grande orgoglio per la nostra amministrazione. E’ un segno tangibile di quanto questa battaglia possa generare del bene, andando ad intaccare i patrimoni economici sui quali la ‘ndrangheta ha costruito il suo impero, acquistando consenso sociale sul territorio e ponendosi come una sorta di antistato. Il nostro dovere, da istituzioni, è quello di rompere questo circuito fondato sull’illegalità, collaborando con le altre istituzioni, con le quali abbiamo attivato un proficuo percorso di sinergia, per restituire alla legalità pezzi di economia criminale. Se poi da questi si generano esperienze positive di riscatto sociale, come quelle che sono state selezionate per l’assegnazione di questi beni, il circuito non può che completarsi nel migliore dei modi».