Confermata nel secondo Appello la condanna per l’omicidio di Gianluca Congiusta

12 anni, un mese e 4 giorni dopo quel 24 maggio 2005, quando, come scrive il padre Mario Congiusta, “un assassino, con un trascorso da pluricriminale, spacciatore di droga, armi, dispensatore di morte e pluricondannato, decide di uccidere Gianluca perché d’intralcio ai suoi piani di ricostruzione di una nuova banda di suoi simili”, la Corte d’Appello di Reggio Calabria conferma la condanna all’ergastolo per Tommaso Costa.
Lunedì Mario ha affidato i suoi pensieri ai social. “La Corte d’Assise di Locri lo ha condannato all’ergastolo per l’omicidio di Gianluca, applicando il principio dell’OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO. La Corte d’Appello di Reggio Calabria lo ha condannato all’ergastolo riapplicando il principio dell’OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO. La Cassazione, però, ha chiesto di approfondire alcuni elementi. Nel secondo appello, abbiamo visto sfilare decine di testimoni che hanno permesso gli approfondimenti”.
Oggi l’ultima udienza in Appello. Quando la Corte si è ritirata, in pochi se la sono sentita di scommettere sul sentenza. C’era la questione della lettera, c’erano 12 anni trascorsi in attesa di giustizia, e i troppi gradi di giudizio che hanno cadenzato le giornate di Mario, Donatella, Roberta e Alessandra. Ma alla fine è arrivata la conferma. Secca, come secco è stato l’omicidio. Non riporta Luca in vita, ma evita di ucciderlo un’ennesima volta. Come scriveva Mario “non sarà finita qui, ci spetta ancora un grado di Giudizio in Cassazione”. Ma oggi si chiude un capitolo importante del processo Congiusta. Oggi possiamo augurare ai genitori, alle sorelle, ai parenti e agli amici di Gianluca che “oltre ogni ragionevole dubbio” possa iniziare, come chiudeva Mario nel suo scritto, “qualcosa di simile (quella vera non l’avremo mai) a quella cosa definita Normalità Quotidiana”. Certi che la conferma della sentenza aiuti non solo loro, ma anche tutti noi, a credere che la giustizia, nonostante tutto, esista.