La fine dell’Aeroporto dello Stretto

Si torna a parlare di Aeroporto dello Stretto. In redazione sono arrivati due comunicati nel giro di poche ore.
Il Comitato pro aeroporto dello Stretto lancia un appello “affinché ognuno manifesti la propria disponibilità ad aderire all’eventuale campagna di raccolta fondi per coprire le spese del procedimento”, mentre il consigliere regionale Nicolò denuncia la “costante emorragia” a fronte di troppi silenzi.

Il Comitato pro aeroporto dello Stretto:
“Un territorio soffocato tra dispute e misteri”

Come dichiarato nell’assemblea pubblica del 15 settembre il Comitato, dopo varie istanze inascoltate ai vertici Sacal ed una richiesta di ottemperanza all’ANAC, ha provveduto ad avviare la procedura per l’accesso agli atti sia verso la Sacal spa, sia verso l’Enac al fine di ottenere, nel rispetto delle normative di settore, la visione e la pubblicazione dell’offerta tecnica per il bando di gara e del piano industriale, concernenti lo sviluppo dell’infrastruttura e del servizio di trasporto legati all’Aeroporto dello Stretto. Oltre la mancata pubblicazione dei documenti previsionali, da mesi reclamata dal comitato, troppi sono i punti su cui necessita far chiarezza e su cui si continua ad operare con segretezza, sbandierando al contempo sui quotidiani intese e protocolli che, a parte la speranza di un riscatto politico, non potranno far aumentare i volumi di traffico passeggeri  fino al livello necessario per consentire all’aeroporto dello stretto di essere economicamente sostenibile, sottraendosi pertanto al costante pericolo di declassamento o di chiusura.
Il Comitato è costretto, per l’ennesima volta, a ribadire che la mancanza di una programmazione a lungo termine con adeguati e concreti finanziamenti da parte della società di gestione e delle istituzioni, non consente la stipulazione di convenzioni con compagnie aeree leader di mercato, né quindi, l’applicazione di un regime concorrenziale sulle tariffe. Così come la mancanza di una politica di concertazione con gli operatori economici territoriali non consente di creare le basi per l’incremento stabile dei flussi turistici.

Il quadro già precario, è reso ulteriormente complicato dalla posizione conflittuale del consiglio di amministrazione della Sacal il quale sembra completamente dissociato dal suo presidente. All’interno della società di gestione il clima è pesante: volano accuse tra gli amministratori relative all’indisponibilità delle scritture contabili e pendono controversie giudiziarie sulla legittimità di nomina degli incarichi e sulla regolarità degli atti amministrativi interni. Ancora una volta politica e amministrazione, settore pubblico e settore privato, sembrano marciare su due piani differenti limitando o persino impedendo la possibilità di ottenere uno sviluppo economico e infrastrutturale del sistema aeroportuale calabrese, con particolari ricadute negative sugli aeroporti di Reggio e Crotone.
Come se non bastasse, suscita grande sconcerto il fatto che la politica locale, dopo aver annunciato da mesi, l’interesse a partecipare all’azionariato della Sacal e, addirittura, deliberato sui fondi necessari per l’acquisto dei titoli azionari, si renda conto solo durante lo stesso consiglio metropolitano, che sarebbe stato indispensabile chiedere preventivamente alla società di gestione lametina tutti i documenti aziendali necessari per la valutare l’opportunità dell’operazione. Meglio tardi che mai! Tuttavia, Il comitato, spesso precursore nel tracciare gli indirizzi che andrebbero perseguiti sulla questione aeroportuale, continuerà a spingere le Istituzioni locali perchè focalizzino l’attenzione sui punti cruciali, prima di concretizzare l’entrata nell’azionariato della Sacal.

La situazione è contorta e confusa. Basti analizzare il comportamento contraddittorio del presidente della Sacal, sostenuto dalle istituzioni calabresi. Da un lato, dichiara di aver grandi progetti per i tre scali aeroportuali, seppur ammettendo di navigare a vista fino al 5 dicembre 2017 (data in cui il Consiglio di Stato deciderà se confermare o meno la sentenza del TAR sull’annullamento del Bando Enac), dall’altro, sottoscrive un bando sull’aumento del capitale sociale riservato agli Enti pubblici ma con scadenza il prossimo 31 ottobre.

Qual è la logica di tale operazione? Quale convenienza vi può essere ad investire in una società che dal 5 dicembre, in caso di annullamento del bando, potrebbe ritrovarsi a gestire solo lo scalo di Lamezia?  In un quadro futuro dove l’unico aeroporto in Calabria dovesse essere quello lametino, forse vi potrebbe essere qualche logicità aziendale ma sappiamo bene tutti, specialmente le Istituzioni, che l’aeroporto di Crotone e soprattutto quello dello Stretto, sono infrastrutture indispensabili per la crescita economica dei rispettivi territori. L’area metropolitana dello stretto, infatti, oltre a possedere un ampio bacino d’utenza e beneficiare di coperture normative sul servizio in questione, ha anche la possibilità di attrarre ingenti risorse pubbliche sia dirette sia nei settori di collegamento con l’infrastruttura (esempio sono i fondi per l’area ZES), tutte fondamentali per lo sviluppo del tessuto economico e sociale. Allo stesso tempo, le nostre istituzioni locali prima di lanciarsi a testa bassa in manifestazioni d’interesse, avrebbero dovuto accertarsi su quale ruolo assumerebbe la città metropolitana in una società calabrese dove l’attuale Statuto, modificato dopo l’entrata del presidente De Felice, prevede un consiglio di amministrazione “blindato”.

L’organo di gestione della società infatti, come da articolo 10, è composto da 5 membri, di cui 3 riservati ai soci pubblici e 2 ai soci privati di maggioranza. Ma il campanilismo e la preservazione del potere decisionale si desumono dal fatto che nonostante si parli di società unica calabrese, la scelta dei tre soci, rappresentanti la parte pubblica, prescinde dalla quota di partecipazione e saranno comunque designati come rappresentanti del Comune di Lamezia, della Regione Calabria e delle Istituzioni locali catanzaresi.  Mentre agli attuali soci privati di maggioranza è vietato (come da articolo 6 co. 8) cedere le proprie azioni per almeno il triennio successivo alla data di ingresso. Non resta che augurarsi quindi, visto l’entusiasmo nelle dichiarazioni dei nostri politici locali, che tali valutazioni siano già state effettuate, ma poiché a vivere di speranze si finisce col morire disperati, il Comitato proseguirà nelle attività volte ad ottenere trasparenza sulla questione, rivolgendosi in tutte le sedi opportune.

A tal fine, trascorso il termine di 30 giorni dalla data di presentazione delle richieste di accesso agli atti, in caso di diniego o silenzio si dovrà procedere con ricorso al TAR competente. Poiché è in ballo il futuro economico del territorio e il lavoro dei nostri giovani, Il Comitato lancia un appello a tutti i cittadini, alle associazioni, ai rappresentanti di categoria ed alle istituzioni locali, affinché ognuno manifesti la propria disponibilità ad aderire all’eventuale campagna di raccolta fondi per coprire le spese del procedimento. La partecipazione a tale iniziativa, oltre ad esprimere la misura del senso civico di ciascuno, servirà a tracciare uno spartiacque tra chi si nasconde dietro sterili dichiarazioni e chi, invece, vuole concretamente spendersi per il futuro della città.

Il presidente di Forza Italia al Consiglio regionale, Alessandro Nicolò:
“Una costante emorragia che scoraggia la mobilità aerea da e per la Calabria”.

“Una costante emorragia che scoraggia la mobilità aerea da e per la Calabria”. È quanto afferma in una dichiarazione il presidente del gruppo consiliare di Forza Italia a Palazzo Campanella, Alessandro Nicolò.
“I dati di una ricerca sui costi del trasporto aereo, pubblicati da Federconsumatori, davvero non lasciano adito a interpretazione alcuna, se non l’unica possibile: la nostra regione è salassata dalle compagnie aeree che vi operano senza che all’orizzonte vi sia alternativa di servizio. Addirittura – rileva Alessandro Nicolò – le tabelle dello studio di Federconsumatori evidenziano in maniera chiara come le compagnie, nell’arco di tempo considerato (gennaio-ottobre 2017), attuino un sostanziale ‘cartello’ monopolistico, con prezzi per volo quasi simili. E non basta: le quattro compagnie aeree prese in esame – prosegue Alessandro Nicolò – fanno segnare un aumento dei costi dei biglietti mediamente del 50%, una sfida al buon senso che non trova alcuna opposizione, o moto di protesta, dalla nostra Regione guidata dal centrosinistra. Né, tanto meno, le alternative offerte da Trenitalia si palesano valide: anche con il treno, ammenochè non si scelga un ‘carro bestiame’, i costi sono quasi simili agli aerei con l’aggravante che per raggiungere Milano la differenza di percorrenza oraria treno/aereo è di dieci a uno. Tutto ciò – prosegue Alessandro Nicolò – senza che si levi una sola voce, che sia una, da parte di questa maggioranza di centrosinistra che governa la Regione per dire basta! a queste forme di discriminazione nei confronti della Calabria e dei calabresi, dei loro bisogni, sempre condannati a vivere una sorta di isolamento non degno di un Paese unito e civile”.

“Eppure la crisi che sta investendo la Calabria – è tra le 20 regioni europee con il più basso tasso di occupazione per i giovani che hanno meno di 35 anni e penultima in graduatoria, con neppure 110 mila giovani occupati entro i 35 anni –  è fatta anche di questi ritardi, alimentati dalla mancanza di una classe di governo coesa e ferma, capace di interloquire alla pari con il Governo centrale per fare davvero di questa regione la sfida di una intera comunità nazionale che vuole marciare unita ed equilibrata in tutti i suoi territori. È un problema di equità e di sostenibilità sociale – afferma ancora Alessandro Nicolò – ma anche di rispetto verso coloro i quali sono costretti ad andare via per motivi di salute o di lavoro. Un piccolo dramma nel più vasto dramma in cui la Calabria annaspa a cui non corrisponde un’adeguata iniziativa politico-istituzionale in grado di rompere il cerchio del sottosviluppo aprendo nuove vie e coinvolgendo nuove energie per imporre un nuovo ordine delle cose fatto di lavoro e dignità sociale”.