Melito, scoperti e arrestati 7 furbetti del cartellino

È in corso un’operazione condotta dei carabinieri di Melito Porto Salvo, dalla stazione carabinieri forestali e da personale del Copro di Polizia Municipale di Melito Porto Salvo, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, finalizzata all’esecuzione di sette ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari a carico di soggetti, tutti impiegati del comune di Melito Porto Salvo. I sette, ritenuti a vario titolo gravemente indiziati dei reati di truffa aggravata ai danni del comune e falsa attestazione della propria presenza in servizio mediante modalità fraudolente consistite nell’allontanamento dal luogo di lavoro senza effettuare la timbratura del badge ovvero scambiando il proprio badge con altri dipendenti. tra loro c’era anche chi faceva running nello spazio antistante il palazzo municipale nelle ore di ufficio.

I dipendenti pubblici, del comune di Melito Porto Salvo, arrestati sono:

  • Francesco Albano, 61 anni, dipendente dell’ufficio anagrafe;
  • Giovanni Attinà, 44 anni, dipendente dell’ufficio anagrafe;
  • Giuseppe Attinà, 62 anni, Messo Notificatore;
  • Antonino Gatto, 64 anni, dipendente dell’ufficio “Opere Pubbliche e Manutenzione”;
  • Vincenzo Manti, 56 anni, architetto, dirigente pro-tempore dell’ufficio “S.U.A.P. Urbanistica”;
  • Giuseppe Marino, 64 anni, dipendente dell’ufficio anagrafe;
  • Francesco Praticò, 43 anni, dipendente dell’ufficio anagrafe.

Gli arrestati, terminate le formalità di rito, sono stati tradotti presso le rispettive abitazioni dove permarranno a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, in attesa dei relativi interrogatori di garanzia. Nei confronti di altri indagati il GIP si è riservato di emettere misura interdittiva, all’esito dell’interrogatorio.

Le indagini, svolte dai Carabinieri della Compagnia di Melito, coadiuvati dai Militari della Stazione Carabinieri Forestali di Melito Porto Salvo e da personale del locale Corpo di Polizia Municipale, sotto la direzione della  Procura della Repubblica di Reggio Calabria, riguardano fatti che risalgono al periodo compreso tra i mesi di marzo ed aprile del 2016 nel quale, visto l’approssimarsi delle consultazioni referendarie che si sarebbero poi svolte il successivo 17 aprile, vennero stanziate alcune somme di denaro che sarebbero dovute servire, ai competenti uffici comunali, proprio per far fronte ai pagamenti delle ore di lavoro per il c.d. “straordinario elettorale”. Le attività investigative, durate circa due mesi, hanno permesso di accertare come un nutrito numero di dipendenti, pur risultando regolarmente in ufficio a prestare ore di straordinario in favore dell’Ente pubblico di appartenenza si trovassero, invece, in tutt’altri luoghi privati. Gli indagati oltre che scambiarsi reciprocamente i badges personali, eludendo così il sistema di rilevazione elettronica delle presenze, si dedicavano alle più svariate attività personali: vi era infatti chi andava al mercato a fare la spesa, chi stava in auto a leggere il giornale, chi effettuava sortite in circoli ricreativi, in supermercati o nei bar, taluni si recavano dal barbiere, chi presenziava a cerimonie funebri; chi, prediligeva prendersi cura del proprio appezzamento di terreno, chi si teneva in forma con delle vere e proprie sessioni di “running” quotidiane della durata di 30 minuti cadauna, svolte all’interno del chiostro di un edificio comunale. Il tutto ovviamente e rigorosamente in orario di lavoro.