A Gioia una strada intitolata a Ferdinando Caristena e alla libertà di amare

Ferdinando Caristena, 33 anni, titolare di uno dei negozi più in vista di Gioia Tauro, fu ucciso il 18 maggio 1990, secondo quanto rivelato dal pentito Annunziato Raso, per “una presunta relazione con tale Gaetano Mazzitelli, esponente di una famiglia di ‘ndrangheta, imparentata con il ferocissimo clan Molè”. Ucciso quindi perché presunto omosessuale. E bastava la presunzione per gettare un’onta sulla famiglia.

Oggi Gioia Tauro avrà una nuova via intitolata proprio a lui. Ed è una giornata storica.
Da qualche anno il caso del trentatreenne gioiese è tornato prepotentemente sotto i riflettori dei mass media. Omofobia? Mafia? Entrambi?

Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, non ha dubbi: “intitolando una strada a Ferdinando Caristena, la cittadinanza di Gioia Tauro e la Calabria tutta ribadisce, anche con un gesto ufficiale, un deciso no alla ‘ndrangheta. Un deciso no alla strategia ‘ndranghetista del terrore. Un deciso no al sistema ‘ndranghetista d’illegalità poggiato su i bagni di sangue, la violenza, la sopraffazione, il pregiudizio. Quel pregiudizio di cui, come ha scritto giustamente il procuratore Federico Cafiero de Raho, Ferdinando fu “vittima e martire”. Pregiudizio – che è opportuno rimarcarlo – è di matrice omofobica. Voglio augurarmi che la Calabria si attesti sempre nella lotta senza quartiere alla discriminazione da orientamento sessuale e identità di genere, iniziando dall’approvazione di una specifica legge regionale”.

L’intitolazione è stata autorizzata dalla Prefettura a seguito della delibera di dicembre dello scorso anno della giunta comunale di Gioia Tauro, allora guidata dal sindaco Giuseppe Pedà: la strada è nel centro della città, vicino all’istituto scolastico San Filippo Neri.
Si parla di tensione, a Gioia, in attesa dell’evento. Stamattina Lucio Dattola, presidente del comitato Arcigay di Reggio Calabria “I due mari”, ai microfoni di Gaynews ha dato la sua versione dei fatti: «Ferdinando Caristena da oggi non rappresenta l’amore gay, ma rappresenta la libertà di amare in un mondo in cui non esiste alcun tipo di libertà. Questa intitolazione, in un momento in cui ancora la Regione Calabria tentenna rispetto alla legge di contrasto alle discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere, è l’ennesima conferma della necessità di un cambiamento sociale e politico, che prenda le mosse dalla base, da tutti quei calabresi che non hanno consentito a regole ‘ndranghetiste, a pregiudizi e convenzioni sociali di offendere la propria dignità. È vero: Ferdinando Caristena conosceva bene le conseguenze che avrebbe subito, ma non ha mai rinunciato a essere se stesso».