Daniela De Blasio e l’età di Pericle

di Daniela De Blasio

L’alta percentuale di elettori, il 53%, che hanno disertato le urne alle ultime elezioni siciliane dimostra, senza dubbio, un chiaro segno di sfiducia nei confronti della politica.
In realtà, già Bauman, in un’intervista a El Pais nel 2016, ci avvertiva che: “siamo di fronte a una massiccia crisi della democrazia, che segue ad un drammatico collasso della fiducia popolare nelle istituzioni: si va diffondendo la convinzione che i nostri leader non siano semplicemente corrotti o stupidi, ma inetti, incapaci di agire.” Ma quello che deve farci riflettere e, a mio avviso preoccupare, è che sono soprattutto i giovani a rivelarsi i più disinteressati alla politica: circa il 61% se ne dichiara estraneo, in quanto non la considera più come l’organizzazione del bene comune, ma piuttosto come modo per fare carriera personale, senza il minimo riguardo per i problemi della gente e, tanto meno, per quelli delle generazioni future.
E’ forse per questo che, in un recente incontro con un gruppo di liceali, Andrea Camilleri, pur manifestando un certo pessimismo sul futuro del nostro Paese, ha ritenuto di doverli esortare: “Rifate la politica, che è diventata quasi sinonimo di disonestà. Ricordatevi Pericle, il discorso che fa sulla democrazia. Applicatelo. Voi giovani siete in condizioni di farlo”. Questa esortazione appare quanto mai appropriata ed impellente, e non solo per i giovani, in quanto le prossime scadenze elettorali ci impongono una riflessione doverosa che deve generare in tutti noi l’abbandono dell’opinione gattopardesca del “tutto cambi affinché nulla cambi”, per non correre il rischio che la mancata partecipazione alle urne porti, inevitabilmente, all’autoesclusione dalla vita democratica del Paese.

Accogliendo, dunque, l’invito a richiamare le sempre attuali parole del grande stratega ateniese, dobbiamo ricordare che “un uomo che non si interessa allo Stato … non lo consideriamo innocuo, ma inutile”. Ma è importante anche sottolineare con Pericle che “poiché essa è retta in modo che i diritti civili spettino non a poche persone, ma alla maggioranza, essa è chiamata democrazia: di fronte alle leggi, per quanto riguarda gli interessi privati, a tutti spetta un piano di parità, mentre per quanto riguarda l’amministrazione dello stato, ciascuno è preferito a seconda del suo emergere in un determinato campo, non per la provenienza da una classe sociale, ma più che per quello che vale”.

Pertanto dobbiamo impegnarci, per non ripetere gli errori del passato, a porre tra i requisiti fondanti della futura classe politica, la meritocrazia, ma non intesa erroneamente secondo un’accezione meramente tecnica, cioè basata sulle capacità e abilità professionali, ma anche, e soprattutto, sulle virtù morali. Per realizzare ciò occorre abbandonare le vecchie logiche clientelari e partitiche, per scegliere persone di sicura onestà intellettuale e che siano mosse da autentico e disinteressato impegno politico, per poter rigenerare le strutture sociali e di potere in modo sano, funzionale al miglioramento della nostra società. Non facciamo che siano gli altri a scegliere per noi, nella consapevolezza che solo la partecipazione attiva può produrre una cambiamento politico e sociale.