Scopelliti si costituisce nel carcere di Arghillà

Si è costituito Giuseppe Scopelliti, l’ex governatore della Calabria condannato ieri dalla Cassazione a 4 anni e 7 mesi di reclusione in relazione alla vicenda della parcelle ‘pazze’ di quando era sindaco del comune di Reggio Calabria.

Scopelliti si è presentato oggi nel carcere di Arghillà di Reggio Calabria dopo la condanna in via definitiva stabilita dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione per una vicenda che riguarda irregolarità nei bilanci del Comune di Reggio Calabria degli anni 2008-2010, ai tempi del suo mandato da primo cittadino della città dello stretto, per l’autoliquidazione di parcelle spropositate e immotivate da parte della dirigente Orsola Fallara, morta suicida.

Scopelliti, dal 2010 al 2014 governatore della Calabria, si dimise dalla presidenza della Regione per effetto della legge Severino, dopo la condanna in primo grado a 6 anni.

Nei giudizi di merito gli era stata inflitta anche la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, che la Cassazione, ieri sera, ha sostituito con quella dell’interdizione per 5 anni.

LA CONDANNA IN CASSAZIONE

Condanna definitiva, con un lieve sconto di pena, a 4 anni e 7 mesi, per l’ex sindaco di Reggio Calabria ed ex governatore della Regione, Giuseppe Scopelliti, per una vicenda che riguarda irregolarità nei bilanci del Comune di Reggio Calabria degli anni 2008-2010 per l’autoliquidazione di parcelle spropositate e immotivate da parte della dirigente Orsola Fallara, morta suicida.

La Cassazione ha ridotto di 5 mesi, per la prescrizione dell’abuso d’ufficio, la condanna a 5 anni di reclusione inflitta a Scopelliti, che ora dovrà scontare una pena di 4 anni e 7 mesi. La Cassazione ha anche sostituito la condanna all’interdizione perpetua dei pubblici uffici riducendola a 5 anni. Respinti i ricorsi dei revisori dei conti Carmelo Stracuzzi, Domenico D’ amico e Ruggero De Medicio, tutti condannati a 2 anni e 4 mesi.

Il sostituto procuratore generale della Cassazione Antonio Salzano aveva chiesto, ai giudici della Quinta sezione penale della Suprema Corte, la conferma della sentenza di condanna emesso dalla Corte di Appello di Reggio Calabria il 22 dicembre 2016.