Autobomba a Limbadi, svolta nelle indagini: sei fermi

Le indagini hanno consentito agli inquirenti di appurare che tutti i violenti fatti criminali perpetrati rientravano in un feroce piano estorsivo ai danni dei Vinci, in atto dal 2014

E’ in corso dalle prime luci dell’alba a Limbadi un’operazione antimafia dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia e del Ros di Catanzaro che stanno eseguendo 6 provvedimenti di fermo a carico di altrettanti esponenti della famiglia Mancuso di Limbadi. I fermi sono scaturiti dalle indagini condotte dai carabinieri e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catanzaro, a seguito dell’omicidio di Matteo Vinci avvenuto il 9 aprile scorso in una campagna di Limbadi, mediante la deflagrazione di un ordigno esplosivo dell’auto su cui era a bordo assieme al padre Francesco rimasto gravemente ferito e tuttora ricoverato nel reparto “Grandi ustioni” dell’ospedale di Palermo.

I fermati sono: i coniugi Rosaria Mancuso, 63 anni e Domenico Di Grillo; la figlia Rosina Di Grillo e Lucia Di Grillo, 29 anni, con il marito Vito Barbara, 35 anni, e Salvatore Mancuso, 46 anni, fratello di Rosaria Mancuso. I Mancuso-Di Grillo sono vicini di casa dei Vinci-Scarpulla e da tempo erano in lite per i confini delle rispettive proprietà.

L’aggiornamento della conferenza stampa

I particolari dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa nella sede del comando provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia alla presenza del procuratore capo della Dda, Nicola Gratteri.

L’attività investigativa ha consentito di individuare ed identificare i componenti della famiglia Mancuso, a vario titolo interessati, oltre all’azione omicidiaria del 9 aprile, anche al tentativo di omicidio perpetrato ai danni di Francesco Antonio Vinci il 30 ottobre 2017 a Limbadi, in cui lo stesso era stato vittima, sotto la minaccia di una pistola, di una feroce aggressione con un forcone e un’ascia.

Le indagini, svelando gli interessi criminali dei fermati, hanno consentito agli inquirenti di appurare che tutti i violenti fatti criminali perpetrati rientravano in un feroce piano estorsivo ai danni dei Vinci, in atto dal 2014, finalizzato all’acquisizione della vasta proprietà terriera dei Vinci, confinante con quella dei Mancuso, determinati all’acquisizione ad ogni costo della proprietà tanto da ricorrere per il raggiungimento dello scopo a qualsiasi mezzo tra cui l’eliminazione fisica di tutti coloro che avessero intralciato il loro disegno criminale.

Nel complesso le attività svolte hanno consentito, durante la fase investigativa, di procedere all’arresto per detenzione di armi e munizioni di due degli odierni fermati, Domenico Di Grillo nell’immediatezza dell’attentato omicidiario del 9 aprile, trovato in possesso di un fucile da caccia con 40 proiettili acclusi, e Rosaria Mancuso con una pistola ed un fucile automatico con oltre 200 proiettili di vario calibro, armi nella effettiva disponibilità degli arrestati.