Interrogato Lucano: «Nulla da nascondere, ho celebrato un solo matrimonio e non era combinato»

Interrogatorio di garanzia in tribunale, a Locri, per il sindaco di Riace, Domenico Lucano, arrestato martedì nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla procura di Locri, sull’attività del Comune e sulla gestione dei fondi destinati ai progetti dell’immigrazione. Lucano, che ha terminato da poco l’interrogatorio davanti al gip Domenico di Croce accompagnato dai suoi avvocati Antonio Mazzone e Andrea Daqua, ha lasciato il palazzo di giustizia. Per lui l’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e irregolarità nell’affidamento diretto a due cooperative del servizio di raccolta dei rifiuti. “Non ho nulla da nascondere e da non dire, tutto quello che so lo dico, tutto” aveva detto ai giornalisti entrando in Tribunale.

“Ho celebrato un solo matrimonio e non combinato”. E sui rifiuti: «Ho cercato di fare luce, devo pagare per questo?»

“Perché parlano di matrimoni al plurale? È stato solo uno, ma non è stato combinato. Abbiamo fatto le pubblicazioni, come in tutte le cose regolari. Mi sembra una cosa assurda, c’è stato un passaggio del Gip che dice “purtroppo è un reato di umanità”. Lo ha detto il sindaco di Riace, Domenico Lucano, uscendo dal palazzo di giustizia di Locri.

Sulle presunte irregolarità nell’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti Lucano risponde così ai giornalisti: “C’e’ una mafia che controlla il ciclo rifiuti, io ho cercato di fare luce, di coinvolgere le cooperative sociali” in cui lavorano “persone svantaggiate”. Devo pagare per questo?”.

In tribunale si è presentata anche la compagna Lemlem Teshfahun. La donna è destinataria di un divieto di dimora ordinata dal gip per i “matrimoni di comodo”, volti a favorire i rifugiati. Questo sabato a Riace la manifestazione di solidarietà e sostegno al sindaco Lucano.