Il ghota della ‘ndrangheta nel business delle scommesse: 18 fermi, sequestri per 723 milioni

Le mafie si sono spartite e controllano il mercato della raccolta illecita delle scommesse on line. Questo quanto emerso al termine di tre diverse indagini delle procure di Bari, Reggio Calabria e Catania, coordinate dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo che hanno portato all’arresto di 68 persone e al sequestro di beni in Italia e all’estero per oltre un miliardo. Il volume delle giocate, riguardanti eventi sportivi e non, scoperto dagli investigatori di Guardia di Finanza, Polizia e Carabinieri, è superiore ai 4,5 miliardi.

Il ghota della ‘ndrangheta nel business delle scommesse

C’è il “ghota” della ‘ndrangheta nell’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel “business” delle scommesse emerse stamane grazie all’attività delle procure di Bari, Catania e Reggio Calabria. Le indagini della Dda reggina, in particolare, hanno accertato l’infiltrazione di esponenti della cosca Pesce-Bellocco, nella rete commerciale destinata alla distribuzione territoriali del brand “Planetwin365”. In particolare, sarebbero stati appurati rapporti di natura illecita posti in essere da Antonio Zungri , nella sua qualità di “master regionale Calabria”, nonché da David Laruffa , quale “Agente Calabria”, con esponenti della cosca.  Un ruolo avrebbe svolto anche la cosca Piromalli, la piu’ potente operante nella Piana di Gioia Tauro, che sarebbe stata presente nelle imprese riferibili a Santo Furfaro, tra cui il Susan Bowling, sito all’interno del Parco Annunziata di Gioia Tauro, ed un’impresa dedita al noleggio, su scala nazionale, di slot e VLT.

I destinatari dei provvedimenti cautelari sono tutti importanti esponenti della criminalità organizzata pugliese, reggina e catanese, oltre a diversi imprenditori e prestanome. Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri e personale della Dia stanno inoltre eseguendo una ottantina di perquisizioni in diverse città. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’associazione mafiosa al trasferimento fraudolento di valori, dal riciclaggio all’autoriclaggio, dall’illecita raccolta di scommesse on line alla fraudolenta sottrazione ai prelievi fiscali dei relativi guadagni. Dalle indagini è emerso che i gruppi criminali si erano spartiti e controllavano, con modalità mafiose, il mercato delle scommesse clandestine on line attraverso diverse piattaforme gestite dalle stesse organizzazioni. Il denaro accumulato illegalmente, il cui percorso è stato monitorato dalla Guardia di Finanza, veniva poi reinvestito in patrimoni immobiliari e posizioni finanziarie all’estero intestati a persone, fondazioni e società, tutte ovviamente schermate grazie alla complicità di diversi prestanome. E proprio per rintracciare il patrimonio accumulato ed effettuare i sequestri è stata fondamentale la collaborazione di Eurojust e delle autorità giudiziarie di Austria, Svizzera, Regno Unito, Isola di Man, Paesi Bassi, Curacao, Serbia, Albania, Spagna e Malta. I dettagli dell’operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in programma alle 11 nella sede della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo in via Giulia a Roma alla presenza del procuratore nazionale Federico Cafiero De Raho e dei procuratori di Bari, Reggio Calabria e Catania.

18 fermi Dda Reggio Calabria, sequestro beni 723 milioni. 

Sono 18 i fermi per associazione mafiosa, abusivo esercizio dei giochi e delle scommesse, omessa dichiarazione di ricavi per 3,2 miliardi di euro, truffa aggravata ai danni dello stato per oltre 60 milioni di euro, disposti dalla Dda di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “Galassia”, che vede impegnate le procure di Bari, Catania e della città calabrese dello stretto. L’operazione vede implicati i noti bookmaker esteri operanti nel settore dei giochi e delle scommesse sul territorio nazionale con i marchi “Planetwin365” (fino al 2017), “Betaland” ed “Enjoybet”. La Dda reggina ha disposto il sequestro dell’intero profitto dell’organizzazione criminale, quello di 23 società estere, 15 imprese operanti sul territorio nazionale, 33 siti web nazionali e internazionali, 24 immobili, numerosi automezzi e conti correnti italiani ed esteri, nonche’ di innumerevoli quote societarie, per un valore complessivo corrispondente ad oltre 723 milioni di euro. Oltre 200 i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria impegnati, unitamente a personale del locale Centro Operativo della Dia, del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata e del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza di Roma, per l’esecuzione in tutto il territorio nazionale dell’operazione con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia di Roma e della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, guidata dal procuratore capo, Giovanni Bombardieri. Il sequestro riguarda l’intero profitto dell’organizzazione, oltre a quello di 23 società estere, 15 società italiane operanti nel settore dei giochi e delle scommesse, 24 immobili, 7 automezzi, 33 siti nazionali e internazionali di “gambling on line” ed innumerevoli quote societarie e conti correnti nazionali ed esteri, per un valore complessivo corrispondente ad oltre 723 milioni di euro.

Gli indagati sottoposti a fermo sono:

  • Paolo Carlo Tavarelli, 48 anni, nato a Napoli;
  • Ivana Ivanovic, 45 anni, nata in Jugoslavia;
  • Paolo Sipone, 53 anni, di Roma;
  • Giuseppe Decandia, 43 anni, di Altamura (Ba);
  • Domenico Tegano, 26 anni, di Reggio Calabria;
  • Bruno Danilo Natale Iannì, 26 anni, di Reggio Calabria;
  • Domenico Aricò, 50 anni, di Reggio Calabria;
  • Carmelo Caminiti, 57 anni, di Reggio Calabria;
  • Francesco Franco, 26 anni, di Reggio Calabria;
  • Antonio Zungri, 47 anni, di Rosarno (Rc);
  • David Laruffa, 45 anni, di Rosarno;
  • Giuseppe Abbadessa, 45 anni, di Rosarno;
  • Santo Furfaro, 52 anni, di Gioia Tauro (Rc);
  • Francesco Sergi, 40 anni, di Palmi (Rc);
  • Antonio Ricci, 42 anni, di Bari;
  • Gabriele Caliò, 39 anni, di Catanzaro;
  • Danilo Sestito, 37 anni, di Catanzaro;
  • Davide Schembri, 44 anni, di Agrigento.

Un indagato: “Cerco chi clicca non chi spara”

A confermare il cambio di mentalità delle organizzazioni criminali è uno degli indagati nell’indagine di tre procure che ha portato all’arresto di 68 persone appartenenti a gruppi mafiosi che si erano spartiti il mercato online delle scommesse clandestine, intercettato dalla Guardia di Finanza mentre spiega quale sia la strategia giusta da attuare. “Io cerco i nuovi adepti nelle migliori università mondiali – lo sentono dire i finanzieri – e tu vai ancora alla ricerca di quattro scemi in mezzo alla strada vanno a fare così: ‘bam bam!'”. “Io invece – aggiunge l’uomo – cerco quelli che fanno così: ‘pin pin!!’. che cliccano, quelli che cliccano e movimentano. E’ tutta una questione di indice, capito?”.

“Le nuove leve della ‘ndrangheta in pellegrinaggio a Polsi”

Le “nuove leve” criminali reggine, nel 2016, organizzarono un pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Polsi, nel cuore dell’Aspromonte, nel territorio del Comune di San Luca. Un luogo evocativo della ritualità tipica della ‘ndrangheta, poiché per decenni è stato teatro di summit mafiosi in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna. Il fatto emerge dagli atti del filone dell’operazione “Galassia” coordinato dalla Dda reggina.  In occasione del pellegrinaggio del 2016, era stato pianificato un particolare percorso da seguire. Era stato previsto inizialmente, infatti, un passaggio “in segno di rispetto” davanti alle due case circondariali di Reggio Calabria – San Pietro e Arghillà – nonché nei pressi dell’abitazione di Roberto Franco, ritenuto capo dell’omonima ‘ndrina operante nel rione Santa Caterina di Reggio Calabria e aderente al sodalizio che fa capo alle famiglie De Stefano-Tegano, coinvolto, più di recente, nell’operazione “Sistema Reggio” ed attualmente detenuto. Roberto Franco è padre dell’odierno fermato Francesco Franco. Per l’occasione fu scelto come mezzo di trasporto, come da tradizione, un autocarro scoperto, allestito con impianto di amplificazione, dal quale si diffondeva il suono della tarantella, e generatore elettrico. Furono estesi inviti all’evento, precisando che avrebbero preso parte esponenti delle “locali” di Archi, Condera e Cannavò: ” facciamo il triangolo delle Bermuda Archi, Condera e Cannavò.

“Auto, rolex, caviale e champagne su profili social indagati”

Ostentavano autovetture e orologi di lusso (Ferrari e Rolex), frequenti soggiorni in suite presso hotel a 5 stelle (tra i quali il “Bellagio” di Las Vegas), e la disponibilità di cospicue “mazzette” di denaro contante alcuni degli indagati nell’ambito del filone reggino dell’operazione contro l’infiltrazione delle mafie nel settore delle scommesse on line. Le immagini di tale ostentazione sono state reperite dagli inquirenti: gli indagati pubblicavano le foto, come quelle relative a momenti di un pasto con caviale e champagne, sui loro profili “social”.