fare rete

McLuhan lo aveva previsto negli anni ’60, quando era impossibile anche solo ipotizzare che un giorno sarebbe arrivato il web a ridisegnare il mondo globale. I new media hanno creato, proprio come spiegava il sociologo canadese, un nuovo mondo, in cui ciascuno dovrebbe avere la consapevolezza di vivere in una società dove le risposte alle domande sono già liberamente diffuse nell’aria. Blowin’ in the wind, cantava Dylan. Quindi per interpretare al meglio questa società l’unico metodo efficace è basato sulla capacità di saper fare delle giuste domande, per avere delle giuste risposte. Marshall McLuhan, interprete anticipatore dell’interpretazione della nostra società contemporanea, aveva dato il metodo. Ma per fare le giuste domande occorre unirsi. Occorre confrontarsi. Occorre fare rete. Nella rete e con la rete.

Ormai è diventata la frase più di moda, la più abusata, la più declinata, la più ripetuta in ogni occasione. Fare rete. Che esce dalla rete (web) per entrare nella rete di relazioni. Cosa significhi esattamente, al di là dei proclami e della massiccia contaminazione sul web, è un mistero imponderabile. Perché, diciamocelo chiaro, in Italia – e ancora nel Sud, con vette massime in Calabria – è quasi impossibile tradurre in fatti concreti la declinazione verbale del noi e delle sinergie obbligate e obbligatorie, delle azioni condivise, del contaminarsi per crescere. Perché è molto più facile riempirsi la bocca che tirarsi su le maniche.

Ovviamente esistono anche oasi felici. Esistono luoghi, persone, idee, che riescono a mettersi in rete. Lo fanno in silenzio, poco per volta, quasi con pudore. E crescono poco a poco, espandendo in modo contagioso e contagiante la possibilità di pensare ed essere insieme. Sono le oasi cui tendiamo, che vorremmo riuscissero a invadere il deserto culturale, informativo e sociale che sta inaridendo le persone, oltre che la quotidianità. Sono le oasi in cui portiamo le nostre gocce di contributo, unendole per cercare di fare massa critica.

Siamo nati come sabbiarossaED, per raccogliere granelli, ed ora siamo una bella realtà editoriale. Abbiamo fatto soffiare il vento di sciroccoNEWS, per scaldare l’atonia, l’eutanasia dell’informazione, ed abbiamo creato una bella squadra di lavoro, libera, pensante e indipendente. Dal 2011, ne abbiamo fatta, di strada. Poi siamo diventati ossi di seppia, per raccontare la Calabria positiva, lanciando voci dalle frequenze di RadioTouring. Un anno di trasmissioni che ormai hanno consolidato il nostro nuovo modo di fare approfondimenti, ma soprattutto hanno dimostrato che anche le buone notizie possono avere molto seguito. La rete è continuata con il progetto Touring, che sta a sua volta cercando di fare rete. Partendo da politiCALtour, ma anche da altre novità che vi racconteremo in corso d’opera.

Nell’estate 2014 abbiamo sperimentato un nuovo modo di aggregare, con ScillaINpasserella. Esperimento che replicheremo, continuando a fare rete in un mondo dove non esistono più i confini tra emittenti e riceventi. A partire dal mondo in cui abbiamo sviluppato le nostre professionalità: quello dell’informazione, in cui il citizen journalism è ormai un dato di fatto imprescindibile. Fare rete non solo si può: si deve. E cercheremo di farlo crescendo sempre di più. Con voi. Per noi tutti.