A Tabularasa fari puntati su crimine e processi mediatici

Psiche umana e criminale, quale differenza? Sovente sottile, corre su un binario parallelo fatto di menti deviate e persone annoiate che si appassionano a storie spesso di una quotidianità disarmante. Il crimine, il processo mediatico, i delitti irrisolti in Italia passati al microscopio nelle trasmissioni televisive, approdano dirompenti, dunque, sul palco di Tabularasa 2016, assieme ai protagonisti indiscussi nel loro studio e che per mestiere analizzano la struttura mentale criminale degli assassini, scrutano le scene dei crimini e le raccontano al pubblico. A colloquio con Giusva Branca e Raffaele Mortelliti nell’arena dello Stretto, la psicologa forense Roberta Bruzzone, il sostituto commissario esperto di scena del crimine Armando Palmegiani, il giornalista investigativo Fabio Sanvitale e, in collegamento skype da Roma, la biologa, esperta di Genetica Medica, Marina Baldi.

Un viaggio con loro nel mondo dei casi più dibattuti nelle aule dei tribunali e nelle meno consuete “aule” televisive. “Un interesse per la cronaca nera – ha spiegato Roberta Bruzzone – che nasce proprio perché ci si immedesima nella vittima e nella sua angoscia che, in genere, può essere nostra sorella, la ragazza della porta accanto. La paura di poter essere noi stessi protagonisti di vicende analoghe ci fa empatizzare con le situazioni raccontate in tv. E la televisione in questo è maestra. Coglie gli interessi del pubblico e organizza il palinsesto in base a quello. Da questo nascono le note trasmissioni di approfondimento di nera”.

Questa tendenza è ulteriormente confermata dai dati statistici. “L’undici per cento delle notizie trasmesse in televisione – ha sottolineato Sanvitale – riguarda la cronaca nera, nonostante il numero degli omicidi in Italia sia costantemente in calo. Col tempo l’approccio alla nera da parte del pubblico è cambiato. Ci si è abituati al sangue ed è per questo che nella grande confusione mediatica io cerco di raccontare sempre le cose come sono andate, facendo ricerche che alle volte durano anni e che cercano di non lasciare nulla al caso, come il giornalismo investigativo imporrebbe”.

“Ci sono casi di cronaca – ha aggiunto Palmegiani – di cui sa più la stampa che la Procura, ma questo, naturalmente dipende dai procuratori. Altre volte la stampa racconta solo una parte della verità, racconta una sua interpretazione che diventa verità nonostante tutto. Un caso tipico è quello del Canaro della Magliana, che scrisse, dopo la condanna, un memoriale in cui parlava di sette ore di tortura, ma era la sua mente ad esserne convinta. Il medico legale parlò di quaranta minuti di agonia molto lontano dalle sette ore. Capite bene che c’è una enorme differenza, eppure la stampa raccontò altro che divenne verità in qualche modo”.

Tutto questo, oggi, passa anche attraverso il coacervo dei social network che, secondo gli ospiti, “non fanno altro che dare voce a chiunque, anche a chi in un altra epoca non avrebbe potuto esprimere la propria opinione e che oggi può raggiungerti con un click. Una realtà, quella di internet, che spesso viene anche ‘usata’ per influenzare le risultanze dibattimentali e per la quale – ha evidenziato Marina Baldi – a Roma è stato aperto addirittura un reparto per curarne la dipendenza. Perché le persone che stanno tutti i giorni, circa sei ore al giorno, online perdono il contatto con la realtà”.

Il talk è stato anche occasione per presentare i due libri scritti dagli ospiti: “I lati oscuri dei social media”, di Roberta Bruzzone ed Emanuele Florindi, e “Sacro sangue” di Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani.

La serata è proseguita con il concerto del gruppo “Prospettive di gioia sulla luna” e le loro sperimentazioni musicali.

Tabularasa | Il mondo torna questa sera, venerdì 15 luglio, alle 21.00 con Giuseppe Smorto, vicedirettore di Repubblica, e Luciano Gerardis, presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria. Tema dell’incontro “Il quarto potere ai tempi della crisi”.